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Centauri. Mito e violenza maschile

di: Luigi Zoja
Editore: Laterza
EAN: 9788842093916
Pagine: 99
Recensione di: Marina Mariani dal libro di Luigi Zoja

In questo libro Luigi Zoja psicanalista di orientamento junghiano si confronta con i temi ineludibili della violenza e della duplicità maschile. Cerca di dare volto, voce, narrazione al ‘rimosso maschile’ e per farlo prende a prestito il mito greco del Centauro per dirci che l’identità maschile è scissa ben più di quanto lo sia l’identità femminile.

Il percorso della costruzione di una identità di genere al maschile deve trovare un equilibrio fra una anima animale e una anima civile, quest’ultima è considerata, dall’autore, in rapporto all’evoluzione del genere umano, di recente elaborazione. L’autore colloca questo inizio di elaborazione all’interno del mondo e del pensiero greco. Due sono i punti di parola da cui prendono corpo le interrogazioni dell’autore.

L’interrogazione primaria consiste nel chiedersi quale sia il significato del mito del Centauro all’interno della storia del pensiero greco. L’autore parte dal presupposto che nella sua società stanno le radici del nostro pensare. L’autorevolezza del padre raggiunge il suo vertice. La sua famiglia è già la famiglia patriarcale occidentale, ma l’esperienza e il vissuto del maschio senza legge sono ancora lì e possono far crollare le apparenti fortezze della storia; a questa minaccia rimandano racconti dei centauri/kèntauros- colui che uccide/. Questi racconti narrano della regressione della mascolinità al branco animale e alla forza fisica data dal numero. Narrano come il raptus erotico e l’ebbrezza coniugate tra loro siano una forma primaria di comportamento collettivo maschile.

L’interrogazione successiva evidenzia l’obiettivo di questo saggio breve: cercare gli antecedenti (mitici, storici, biologici e culturali) della pulsione allo stupro non come patologia individuale ma come possessione collettiva e come potenziale di comportamento nei maschi. L’autore indica a discipline come la sociologia e la psicologia la necessità di studiare lo “smarrimento dell’identità maschile che la comparsa dello stupro collettivo implica mettendo a rischio l’esistenza stessa della società. Viene analizzato l’impatto esperienziale psicologico di coloro che possono aver vissuto esperienze derivanti dal “diritto” che si concedeva alla truppa di prendersi una parte del bottino a ricompensa dello sforzo bellico sostenuto.

La truppa rubava oggetti ma anche intimità sessuale ma soprattutto che cosa ha comportato dal punto di vista psicologico e relazionale lo spostamento avvenuto nel xx secolo rispetto alla violenza di massa contro la popolazione femminile. Essa passa da “diritto momentaneo” concesso dopo la conquista di un centro abitato a strategia politico militare già prestabilita! All’interno di questa ottica vengono poi analizzate le connessioni tra propaganda bellica e immagine dello stupro. Significative le immagini incluse.

L’ultima parte del saggio pone alla luce alcune ricadute socio educative e demografiche che esperienze collettive di stupro avvenute alla fine della seconda guerra mondiale hanno avuto nella realtà delle comunità sociali del secolo scorso per condurci a chiederci quali sono i motivi profondi di un comportamento sessuale violento da parte del genere maschile. L’autore afferma che è certamente favorito da problemi di identità maschile e che si manifesta in patologie individuali corrispondenti ad una crisi d virilità, ma è difficile convincersi a fondo che è un male con cui si nasce, che è l’ombra il lato scuro che un uomo occorre che elabori per affermare la sua identità di uomo la sua anima civile anima che gli consente di affrancarsi dalla condizione istintuale.