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Lattoferrina (lattoglobina)

di: Dr.ssa Roberta Mombelli

Nel mondo, ancora oggi, la carenza di ferro continua ad essere il maggior disordine da deficit nutrizionale, che affligge circa due miliardi di persone. Questa carenza nutrizionale è stata identificata dall’OMS come uno dei dieci fattori di rischio per malattie e morte nel mondo. In particolare, la carenza di ferro diventa un serio problema in gravidanza, sia per la madre (incremento del rischio di mortalità e di parto prematuro); sia per il feto (basso peso alla nascita, ritardo mentale e rischio di sviluppare carenza di ferro dopo i primi 4 mesi).

 

 

In gravidanza si parla di anemia quando il valore dell’emoglobina è inferiore a 10 g/dl (criterio di riferimento suggerito dall’O.M.S. nel 1959). A causa dell’espansione della massa dei globuli rossi materni e della crescita dell’unità feto-placentare, nel corso della gravidanza la richiesta di ferro aumenta in accordo ai differenti trimestri: 2 mg/die nel I trimestre, 4/5 mg /die nel II trimestre ed è maggiore a 6 mg/die nel III trimestre. Il trasporto di ferro dalla madre al feto è facilitato dall’aumentato assorbimento del ferro da parte della madre durante la gravidanza (maggiore dopo la 30w settimana) ed è regolato dalla placenta. Infatti quando il ferro materno è deficitario i recettori placentari per la transferrina aumentano, così che gran parte del ferro materno legato alla transferrina circolante viene captato e trasportato all’interno della cellula placentare.

Per prevenire e curare l’anemia da carenza di ferro in gravidanza sono stati proposti diversi tipi di intervento:

DIETE modificate e diversificate per aumentare il valore nutrizionale e la biodisponibilità del ferro.

Nei paesi sviluppati una dieta congrua apporta circa 6 mg di ferro, di cui 2 mg vengono assorbiti giornalmente nel duodeno. Negli alimenti di origine animale è presente il ferro emico che è assorbito più facilmente di quello non emico, presente negli alimenti di origine vegetale. Il ferro non-emico deve essere ridotto a ione ferro per essere assorbito.

DIETE con cibi arricchiti di ferro (cibi fortificati)

Con l’uso di questi alimenti vi è il rischio di accumulo di ferro nei tessuti, con produzione di specie reattive dell’ossigeno e conseguente danno cellulare e aumentata suscettibilità dell’ospite alle infezioni microbiche e virali.

TERAPIE con somministrazione di ferro

Si possono somministrare ioni ferrosi o ioni ferrici. Lo ione ferroso viene trasportato passivamente all’interno delle cellule, mentre lo ione ferrico necessità di un trasporto attivo che richiede energia alla cellula. Pertanto in genere viene somministrato ione ferroso sotto forma di ferro fumarato, ferro gluconato o ferro solfato. In Italia la terapia classica è costituita dalla somministrazione orale di una tavoletta di 520 mg di solfato ferroso contenente 154 mg di ferro elementare.

E’ noto che somministrazioni di Ferro elementare maggiori di 60-100 mg/dl aumentano gli effetti indesiderati quali irritabilità gastrica, crampi, nausea, vomito e disturbi intestinali (dolori addominali, costipazione e diarrea). Studi recenti in donne affette da carenza di ferro e anemia da carenza di ferro hanno mostrato, che dopo 30 giorni di somministrazione per os di solfato ferroso, un aumento non clinicamente significativo dei valori dell’Hb e del numero dei globuli rossi, e valori invariati del ferro serico totale e della ferritina serica.

Dai dati in letteratura appare chiaro che la terapia con solfato ferroso presenta ancora alcune importanti problematiche. Per ottenere risultati clinicamente accettabili, peraltro limitati al solo incremento della concentrazioni dei globuli rossi e dell’emoglobina, si è indotti a somministrare un’alta dose giornaliera, con aumento degli effetti indesiderati.

Quale alternativa alla terapia marziale?

La lattoferrina inizialmente isolata nel 1960 dal latte bovino, è stata in seguito ritrovata anche nel latte materno e dei mammiferi in generale. E’ sintetizzata dalle ghiandole esocrine e dai neutrofili nei siti di infezione. E’ presente in tutte le secrezioni umane quali: saliva, lacrime, secrezioni nasali, liquido seminale, secrezioni vaginali, urine, bile e nel colostro dove raggiunge la massima concentrazione (12 mg/ml).

E’ una glicoproteina della famiglia delle transferrine. L’affinità verso il ferro è 300 volte superiore a quello delle altre transferrine. Presenta una struttura bilobata, ciascuno dei lobi possiede un sito in grado di legare in modo reversibile uno ione ferrico (Fe 3+).

La lattoferrina modula l’omeostasi sistemica del ferro ripristinando la funzione della ferroportina (unica proteina che trasporta il Fe dai tessuti al circolo) regolando la sintesi dell’epcidina. L’epicidina viene sintetizzata negli epatociti in presenza di un sovraccarico di ferro nel fegato. Questo peptide, la cui sintesi è indotta anche da stati infiammatori, negli enterociti e nei macrofagi è in grado di legarsi alla ferroportina, che viene quindi internalizzata e degradata nelle cellule impedendo il trasporto di ferro dai tessuti al circolo.

La posologia classica della lattoferrina è di 200 mg die, 1 cps 2 volte al giorno preferibilmente lontano dai pasti. E’ ben tollerata, non presenta i limiti della terapia marziale e non deve essere assunta in caso di intolleranza al latte.

I risultati ottenuti nei vari trials clinici degli ultimi anni, mostrano chiaramente la maggior efficacia della lattoferrina rispetto alla classica terapia marziale nel ripristinare i valori ematici che in alcuni studi sono risultati incrementi statisticamente significativi (Emoglobina, Sideremia, Globuli Rossi, Ferritina). La lattoferrina a fronte di un’ottima tollerabilità è una valida alternativa alla terapia marziale classica per la prevenzione e la cura degli stati di carenza di ferro e nell’anemia sideropenica soprattutto in gravidanza.

Considerazioni personali

In base ad una esperienza clinica personale, ritengo che la lattoferrina è insostituibile alla terapia marziale, nella cura dell’anemia sideropenica in gravidanza, quando il valore dell’ emoglobina è inferiore a 10 g/dl; nelle gravide trattate non ho ottenuto nessun risultato a riguardo. E’utile nella cura, in associazione alla terapia marziale alla posologia di 200/300 mg al die, poiché l’anemia si risolve più rapidamente.

La lattoferrina è invece una valida alternativa terapeutica alla terapia marziale, nella prevenzione dell’anemia sideropenica in gravidanza. La somministrazione sistematica di lattoferrina alla posologia classica di 200 mg/die, in associazione all’acido folico 0,4 mg/die, nelle gravide non anemiche, a partire dall’inizio della 30w settimana di gestazione fino al termine della gravidanza, evita l’instaurarsi dell’anemia da carenza di ferro nella maggior parte dei casi.