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Le tre tendenze americane - Capitolo XXXVI

Subito nel movimento si sono delineate tre tendenze: quella marxista, più politicizzata, che parla di lotta di classe e di sfruttamento, e considera le donne una “classe di sfruttate”, “il proletariato del proletariato » come lo definì Engels; la tendenza psicanalitica, che si rifà a Reich e parla soprattutto dell’oppressione sessuale, a cui la donna è sottoposta in questa società maschile e patriarcale; la terza, di gran lunga la più diffusa, che parte dalle analisi di Margaret Mead, Simone de Beauvoir e Betty Friedan, senza tuttavia trascurare Reich e Marcuse, per indicare degli obiettivi concreti e immediati, attraverso cui deve passare la liberazione della donna: vale a dire la contraccezione, la depenalizzazione dell’aborto, l’interscambio dei ruoli maschili e femminili, la creazione di “nidi” e asili antiautoritari, e inoltre di tutte quelle strutture sociali che rispondono alle esigenze della famiglia.

In genere, le prime militanti del Movimento di liberazione femminile provenivano da un altro grande movimento americano, quello per i Diritti civili, e avevano partecipato alle lotte contro l’oppressione dei negri americani e contro la guerra nel Vietnam. Forse anche per questo l’analogia tra la condizione della donna e quella del “nero” era sempre presente, come nel primo femminismo: e come allora, fu rifiutata la partecipazione maschile, allo stesso modo che i negri avevano rifiutato quella dei bianchi nei loro gruppi.
“Noi non possiamo lavorare insieme, perché voi non sapete cosa vuol dire essere nero; perché voi siete cresciuti in una società razzista, e quindi il vostro atteggiamento verso di noi tende ad essere razzista, coscientemente o no; perché le vostre idee sul modo di aiutarci sono spesso egoiste e paternaliste... Se voi volete lavorare ad eliminare il vostro razzismo, a sostenere la nostra lotta, d’accordo. Se noi decidiamo di avere degli interessi comuni con gli attivsti bianchi, e di formare delle alleanze, d’accordo. Ma noi vogliamo prendere da soli le decisioni del nostro movimento. Questo è quanto dicono gli aderenti al Black Power (Potere nero): ora sostituite le parole ‘donna’ e ‘uomo’ a ‘nero’ e ‘bianco’, e saprete come la pensiamo noi.” Così scrivono le femministe in uno dei primi libri pubblicati da un collettivo americano, dal titolo Notes from the Second Year (Appunti sul secondo anno).
Donne e neri vengono trattati come una minoranza oppressa: emarginati, considerati inferiori quanto a intelligenza, istintivi, emotivi, infantili, soddisfatti della loro sorte, abituati all’ipocrisia e a sfruttare le debolezze del gruppo dominante per influenzario o corromperlo. Se il complesso atteggiamento contro i neri si chiama razzismo, quello contro le donne si chiama sessismo. Si può individuare anche una scala di valori concreti, alla cui sommità viene posto l’uomo bianco con un guadagno medio annuo di 7.264 dollari, seguito dal nero di sesso maschile con un guadagno medio di 5.179 dollari, quindi dalla donna bianca, con 4.144 dollari, e infine dalla donna nera, che occupa il gradino più basso, con 3.020 dollari.
Questo vuoi dire che alla discriminazione di carattere morale, corrisponde quella di carattere economico, che è tutto sommato la più vistosa e difficile da negare. Perciò nelle grandi sfilate per le strade delle città americane, si potevano vedere a braccetto femministe bianche e femministe nere, che inalberavano cartelli con il vecchio slogan: “A lavoro uguale salario uguale”. Ma accanto c’erano slogan nuovi, come “Il potere alle donne” o “Aborto libero e gratuito”, a indicare che le richieste non erano solo di carattere economico, perché riguardavano l’intera conndizione femminile nella società. Per la prima volta si parlò di autodeterminazione, di “gestione del proprio corpo”, lasciando stupiti e perplessi i cosiddetti benpensanti, che avevano sempre inconsciamente considerato la donna come una proprietà dell’uomo, il quale poteva decidere per tutti e due.
La grande ondata femminista invase l’America a partire dai 1967-68, e non potendo fermarla si cercò di ridicolizzarla, prendendo spunti da episodi marginali: quello ad esempio di bruciare i reggiseni presi come simbolo della schiavitù sessuale femminile, oppure quello di dichiarar guerra ai cosmetici.
Ma l’arma dell’ironia e del sarcasmo si spuntò contro la preparazione intellettuale delle nuove femministe, tra cui vi erano molte scrittrici, giornaliste, sociologhe, capaci di esprimere e diffondere le idee del movimento attraverso libri e giornali, o parlando alla radio e alla televisione. I nomi più noti sono quelli di Kate Millett, autrice de La politica del sesso, Schulamith Firestone che ha scritto La dialettica dei sessi e Celestine Ware con il libro Il potere delle donne. Ma non meno importanti per lo sviluppo del movimento sono state Grace Atkinson, dalla forte personalità di organizzatrice, Anna Koedt, disegnatrice e giornalista di origine danese, Robin Morgan, poetessa piena di fantasia e articolista efficace, Roxanna Dunbar, figlia di un cow-boy, considerata la più a sinistra tra le leader femministe.
Spesso queste forti personalità entravano in conflitto con i gruppi da esse stesse fondati, i quali rifiutavano il concetto di leadership, o guida, troppo legato a un modello maschile della società e del potere. Infatti le nuove femministe non volevano un “capo”, ma la responsabilizzazione e rotazione nei posti di maggiore impegno di tutte le componenti del gruppo. Si trattava di applicare i principi di una vera democrazia, esattamente come li avevano concepiti all’inizio le fondatrici-animatrici, le quali non li rinnegavano in seguito, ma si rendevano conto di quanto fosse difficile metterli in pratica giorno per giorno. Tuttavia quei conflitti, anche se portarono all’espulsione o alle dimissioni di alcune fra le più attive e preparate militanti, non misero in crisi il movimento, perché uscite da un gruppo esse ne formavano un altro più o meno con le stesse caratteristiche, oppure scrivevano un libro o collaboravano alla sceneggiatura di un film o fondavano una rivista, continuando così a diffondere le idee femministe.

L'avventurosa storia del femminismo di Gabriella Parca
Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. - Milano - Prima edizione Collana Aperta maggio 1976
Seconda Edizione Oscar Mondadori marzo 1981
Copyright by Gabriella Parca - Terza Edizione - www.cpdonna.it 2005