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Rapporto madre - figlia

di: Dott.ssa  Teresa Pallucchini

Perché psicoanalisi e psicologia hanno dato sempre più spazio a questo rapporto?
Analizziamo alcuni nodi centrali dello sviluppo del bambino e della bambina, la teoria evolutiva è importante per capire cosa succede tra madre e figlia. Cominciamo dal momento della vita intrauterina, dove feto e madre sono tutt’uno, questo lontano periodo (di cui possiamo mantenere alcune tracce mnestiche) comunque ci dà indicazioni sul benessere successivo.

Dopo la nascita del bimbo / a ci troviamo di fronte alla fase del rapporto simbiotico con la madre ( spesso la madre biologica, ma può essere anche un caregiver sostitutivo). C’è una dipendenza totale del neonato, una completa passività, la madre nutre il neonato a livello fisico, ma anche affettivo. Questo stato di totale dipendenza e felicità, un vero paradiso terrestre, non sono eguali per il bambino e la bambina: la bambina sente la identificazione con la propria madre, il bambino invece, per diventare uomo, dovrà differenziarsi dalla madre.

Dice Badinter , filosofa francese, che “ la buona madre è incestuosa e pedofila”, parole che non ci spaventano se pensiamo come già Freud aveva parlato di una sessualità diffusa nel bambino ( detto “ polimorfo perverso” a differenza della tradizione precedente che vedeva la totale innocenza e asessualità del bambino). Stoller, studioso delle problematiche della omo e tran-sessualità, fa riferimento ad una protofemminilità nel maschio che deve essere superata nel proprio sviluppo per diventare uomo. La relazione iniziale tra madre e figlia serve invece a radicare il senso di identità nella figlia femmina, questo percorso potrebbe farci pensare che sia più facile per la bambina che per il maschio percorrere la strada della individuazione. In realtà l’esplorazione della fase preedipica ci ha fatto vedere aspetti nuovi e la donna deve rinunciare al suo primo oggetto d’amore, la madre, per trasferire al padre la propria libido.

Se il complesso edipico studia l’attrazione del figlio per il genitore del sesso opposto, e la relativa gelosia per lo stesso sesso, ultimamente si è studiato anche l’aspetto contrario, la gelosia dei genitori verso i figli ( banale è dire che una confusione generazionale, genitori che vogliono sembrare sempre giovani, comporta molti problemi su questo versante della competizione).

Lo sviluppo evolutivo dal punto di vista della conquista del genere ha aspetti complessi tanto nel bambino che nella bambina e di riflesso nel rapporto madre figlio / figlia.

Tipologie di madri:

mamma sacrificale - rinuncia a tutto per il bene della figlia (non rinuncia però ad impedirle di crescere, genere di mamme molto diffuse parecchi anni fa)

mamma adolescente - non può vedere crescere la figlia perché diventa una rivale

mamma opprimente / mamma ansiogena/mamma perennemente fidanzata /

mamma invadente / mamma depressa ( categorie che non si escludono)

Il leit- motiv nella figlia è “ non voglio diventare come mia madre”, il passaggio risolutivo spesso avviene quando la figlia diventa madre a sua volta e si aprono nuovi scenari. In terapia ci si riappropria della propria storia attraverso una nuova ottica condivisa con il terapeuta (operiamo una “ritrascrizione” del nostro vissuto, non cambia il passato, ma si trasforma la capacità di vivere emotivamente le nostre esperienze).

Nella terapia delle donne ora la figura della madre diventa centrale, cosi come nella psicoanalisi tradizionale freudiana era centrale l’edipo, il rapporto paterno. Molto spesso l’immagine materna ( la madre interna) ne esce bonificata, la paziente riesce a mettersi “ nei panni” della madre e ne vive i condizionamenti.

Ricordo un lavoro psicoterapico molto bello, una donna di 30 anni non si concedeva la possibilità di avere un figlio perché aveva alle spalle un rapporto irrisolto con la propria madre: una terapia le ha permesso di rivisitare il rapporto con la sua mamma permettendosi di diventare a sua volta madre!