Loading...

CONSIDERAZIONI SULL'APPLICAZIONE DELLA LEGGE SULL'AFFIDO CONDIVISO

Avv. Giovanna Chiara - Consulente CPD

Giungono al nostro sito lettere di madri e di padri che denunciano le loro esperienza di Affido Condiviso e non sembrano proprio esperienze positive!

Per esempio, la lettera di Antonia è piena della sofferenza che prova quando vede gli occhi smarriti di suo figlio privato di una 'fissa dimora', perché il Giudice, che ha disposto l'affido condiviso, ha ritenuto di far trascorre al bimbo tra giorni con il papà e tre giorni con la mamma, ed il piccolo non
sa più dove sia la SUA casa.
Per contro, la lettera di Umberto è piena di rabbia perché, nonostante il Tribunale abbia stabilito l'affidamento condiviso, ha deciso che i tre figli rimangano 'collocati' presso la madre: lui ha dovuto lasciare la casa coniugale alla moglie e ai figli, per di più, deve pagare un assegno alla moglie e poi deve anche organizzarsi una propria casa per tenere con sè i tre figli per lunghi periodi: economicamente non ce la fa!

Bisogna dire che questa legge è stata approvata affrettatamente dal Centro-destra, sullo scorcio della legislatura del 2006, per catturarne i voti delle associazioni dei padri separati (che si sono organizzate con competenze e gerarchie degne del più sfrontato lobbismo).
A ben guardare la vera rivendicazione di queste associazioni, alla fin fine, era quella del 'mantenimento 'diretto' dei figli, cioè l'abolizione dell'assegno che i padri devono versare alle madri affidatarie per il mantenimento (dei figli), perché la spendita di questo assegno non è sotto
il loro controllo e verifica.
E' significativo che Antonia, nella sua lettera, ammetta che l'aggettivo "congiunto", e ancor di più quello "condiviso" dia ai genitori 'serenità... perché li rassicura sulle loro capacità genitoriali'; ma denunci anche che quando c'è conflittualità, come nel suo caso, non è un aggettivo a risolvere
le liti che hanno radici profonde e vanno affrontate con ben diversi strumenti.
Non è un caso che Umberto trascuri di dare valore all'aggettivo 'condiviso', perché è troppo preoccupato per la sua personale situazione economica.
Quello che emerge da queste due esperienze è il fatto che con la pronuncia di affidamento condiviso, stabilita per legge, la conflittualità tra i genitori non è certo destinata a diminuire, ma aumenta con lo spettro di offrire armi di ricatto nei delicati equilibri dei genitori che si
separano.
Nella prassi giudiziaria le cose non sono molto cambiate rispetto al passato, salvo qualche situazione e salvo qualche particolare pronuncia discutibile.
Come lamenta Umberto, i Giudici stabiliscono si l'affidamento condiviso ma
siccome la legge nulla dice sulla residenza del minore, gli stessi giudici decidono il 'collocamento prevalente' del minore presso la madre o il padre, nella casa coniugale, dove il minore mantiene la residenza (per la scuola, la scelta del medico ed altre posizioni amministrative).
Nella maggioranza dei casi, il 'collocamento' continua ad essere disposto presso la madre, con la conseguenza che il padre deve versare l'assegno e lasciare la casa coniugale.
E il rischio povertà aumenta, sia per le mamme che per i papà: solo che per le mamme è più alto, quando sono collocatarie dei bambini, così come prima erano affidatarie.
Con la fine del matrimonio, infatti, spesso il mantenimento dei figli pesa ancora, prevalentemente, sulle spalle delle mamme collocatarie, che hanno più difficoltà dei padri a "rifarsi una vita". Oltre Il 52% delle donne separate rimane 'monogenitore' (cioè le mamme allevano da sole i figli), contro il 15% dei padri.
Non c'è dubbio che il problema della carestia di risorse familiari, che è una evenienza sempre più probabile nella contingenza economica in cui ci si trova, vada politicamente affrontata, ma non strumentalizzando i bambini, come sembrano fare le associazioni dei padri separati.
Quello che, purtroppo, queste associazioni non considerano, è il VALORE dei compiti di cura e di accudimento che le mamme continuano a prestare ai figli che sono collocati presso di loro.
Le donne, oltre che andare a lavorare e cercare di far carriere come gli uomini, guadagnano tuttavia di meno, anche perché continuano a volersi occupare dei figli, mentre i papà fanno ancora molti poco nella quotidianità di vita dei bambini, e preferiscono vittimizzarsi con la scusa di vedere poco i figli. In realtà dedicano la loro prevalente attenzione al risparmio dell'assegno, poco alle dinamiche di crescita dei figli.
Le loro associazioni potrebbero, invece, trovare alleanza nelle madri per sollecitare 'politiche sociali': della casa alla scuola, della salute ai servizi sociali, in modo che l'affido condiviso diventi la conseguenza logica della serenità dei genitori nonostante la separazione.
Invece, una certa 'politica' si lava la coscienza con una legge utopistica, inattuabile e demagogica a favore della lobby dei padri separati, che sfilano in mutande, per evidenziare che non riescono a pagare l'assegno per i figli.
E quella stessa 'politica' abbandona i genitori separati ai meccanismi della Giustizia, in altri ambiti vituperata.
E' molto arduo (oltre che costoso), portare nei Tribunali, oberati dai noti e tanti problemi, la quotidianità delle diatribe familiari, mescolando affetti, presunti diritti e problemi economici, tutto assieme.