Tra i due litiganti - Capitolo XV Stampa
La guerra del '15-'18 fece accantonare ogni idea non concernente direttamente l'impegno bellico, anche se le donne si prodigarono in mille modi a fianco dei combattenti. E finalmente, cessate le ostilità, il disegno di legge riguardante il voto fu ripresentato e approvato alla Camera: ma al Senato riportò una bella bocciatura.

Che cosa succedeva nella "democratica" Francia? Si è visto che negli Stati Uniti e in Inghilterra la lunga lotta arriva al successo proprio in quel periodo. Come mai le francesi non ottengono la stessa cosa?
In realtà, sia i socialisti, che hanno sempre sostenuto la necessità del suffragio femminile, sia i cattolici, che si sono accodati all'ultimo momento, temono che il voto delle donne vada a vantaggio degli avversari. Infatti lo stesso pontefice Benedetto XV è sceso in campo, lasciando intendere che le francesi faranno "buon uso" della nuova arma, ossia voteranno secondo i dettami della Chiesa, in senso conservatore. Ma se questo può rincuorare i cattolici, non fa certo piacere ai socialisti, i quali arrivano alla conclusione che "l'arma" sarà rivolta contro di loro.
Nel dubbio, le donne restano senza voto. Infatti il progetto viene riproposto nel 1932, e mentre ottiene alla Camera un solo voto contrario, al Senato è respinto dopo un lungo dibattito. Il resoconto apparso sui giornali è una specie di concentrato di luoghi comuni, con i quali si tenta di giustificare l'ennesimo e ingiustificabile rifiuto. Alcuni sono di carattere galante: "Noi amiamo troppo la donna, per lasciar votare le donne", "La donna è su un piedistallo, bisogna che non ne discenda", "La donna domina gli uomini senza bisogno di scheda elettorale". Altri si aggrappano alla tradizione: "Il posto della donna è in casa, le discussioni politiche porterebbero alla discordia tra i coniugi ". Altri ancora sono visceralmente antifemministi: "Votare è un compito non un diritto, le donne non ne sono degne", "Se esse votassero, gli uomini si effeminerebbero". E c'è, infine, chi sostiene un dato incontrovertibile, ma che dovrebbe portare alla conclusione opposta: "Ci sono più donne che uomini in Francia".
"Nonostante la povertà di queste affermazioni, soltanto nel 1945 la donna francese ha conquistato i suoi diritti politici" osserva Simone de Beauvoir. Infatti è necessario passare attraverso un'altra guerra, ancora più "grande" della prima, perché gli uomini politici riconoscano alle donne il diritto di" scendere dal loro piedistallo" per compiere un'operazione umile e meschina come quella del voto, alla quale però nessun uomo vorrebbe rinunciare.

L'avventurosa storia del femminismo di Gabriella Parca
Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. - Milano - Prima edizione Collana Aperta maggio 1976
Seconda Edizione Oscar Mondadori marzo 1981
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