La lotta violenta - Capitolo X Stampa
La signora Pankhurst definisce "logori metodi missionari, inutili e fuori moda" quelli basati, fino ad allora, sui congressi e sulle petizioni. I nuovi metodi vengono varati in occasione delle elezioni del 1905, quando le "suffragette" - così si preferisce chiamarle in Inghilterra - s'impegnano nel boicottaggio dei candidati liberali, che nel loro programma non parlano affatto del voto alle donne. All'inizio esse intervengono in gruppo, inalberando cartelli e gridando slogan, in modo da impedire agli oratori di parlare.

Ma poiché vengono subito trascinate via dalla polizia, passano a una diversa azione di disturbo: si presentano nei comizi alla spicciolata, e appena l'oratore comincia a parlare, una di loro gli chiede ad altissima voce: " Il governo liberale darà il voto alle donne? ". E poiché l'uomo politico non risponde, fingendo di non sentire, lei continua sempre più forte, fino a quando i poliziotti riescono a portarla via. Ma subito dopo "attacca" un'altra, ripetendo la stessa azione. In questo modo, bastano anche dieci o quindici donne per far fallire completamente un comizio.
I poliziotti non hanno però la mano leggera, e la figlia di Emmeline Pankhurst, Christabel, sputa in faccia a uno di loro che cerca di strapparle un cartello: così la ragazza finisce in prigione e tutta la stampa ne parla, facendo indirettamente molta pubblicità al movimento. Infatti questo si allarga a macchia d'olio, anche se le maggiori lotte si svolgono a Londra, dove si trovano le due Camere, quella dei Lord e quella dei Comuni.
Nonostante il boicottaggio delle suffragette, i liberali vanno di nuovo al governo, ma quelle non danno loro tregua. A ogni seduta del Parlamento, ce n'è qualcuna nella balconata riservata al pubblico che all'improvviso comincia a gridare, rivolta ai ministri: " Quando il voto alle donne? ". Se gli uscieri non le lasciano entrare, si arrampicano sui tetti delle case vicine e urlano i loro slogan attraverso i megafoni, oppure vanno in barca sul Tamigi, e passando sotto le finestre della Camera, lanciano il loro grido di guerra:
" Quando il voto alle donne? ".
A volte, nel corso di qualche dimostrazione particolarmente importante, qualcuna arriva a farsi incatenare ai lampioni, per non essere trascinata via troppo presto dai poliziotti: così, prima che si riesca a far saltare qualche anello della catena, ha tutto il tempo di richiamare l'attenzione del pubblico. I liberali sono esasperati. Uno di loro scrive più tardi, nelle sue memorie: "Erano un'autentica persecuzione. Non si poteva fare un passo senza trovarsele di fronte, urlanti come scimmie. Fummo costretti a mettere guardie intorno al Parlamento anche di notte, per impedire che s'infiltrassero dentro... Ne facevano proprio di tutte. Scrivevano sui muri e una volta, per boicottare un censimento, cancellarono i numeri civici di una dozzina di strade di Londra. Alcune, le più violente, portavano pietre nel manicotto e con quelle sfasciavano le vetrine dei negozianti che si erano espressi contro il voto alle donne. Un'altra volta riempirono di mostarda appiccicosa una ventina di cassette per le lettere, rovinando chili di corrispondenza perché gli indirizzi non si leggevano più...".
A questi metodi, il governo decise di reagire con la maniera forte. Le suffragette "colte sul fatto" furono non solo arrestate, ma condannate a diversi mesi di lavori forzati. Allora, per attirare l'attenzione una di loro cominciò lo sciopero della fame in carcere, e il ministro dell'Interno, non sapendo cosa fare, ordinò di rimetterla in libertà provvisoria "per ragioni di salute".
Da quel momento anche le altre cominciarono a rifiutare il cibo, ma il ministro ordinò che si procedesse alla loro nutrizione forzata. I giornali dell'opposizione erano però in guardia, e impadronitisi della notizia, ne informarono subito i lettori. "È bene che i cittadini britannici sappiano" scriveva un quotidiano laburista "in che cosa consiste questa misura adottata dal governo per impedire la morte delle donne che stanno praticando lo sciopero della fame nelle nostre carceri. Ogni prigioniera viene afferrata per le mani e per i piedi da quattro secondini, mentre un quinto le infila in bocca un imbuto dopo averle disserrato i denti con un pezzo di legno, e poi versa nell'imbuto una poltiglia semiliquida. Il risultato è che, non appena la prigioniera viene lasciata, vomita addosso ai secondini tutto quello che le hanno fatto ingurgitare."
Un'ondata di indignazione sollevò l'opinione pubblica inglese contro quel trattamento inumano, portando la gente a domandarsi cosa avessero mai fatto quelle donne: in fondo esse chiedevano soltanto che venisse riconosciuto il loro diritto al voto, cosa che accadeva già in qualche stato dell'Unione americana. Perché, dunque, combatterle come se fossero delle criminali, invece di prendere in considerazione le loro richieste?

L'avventurosa storia del femminismo di Gabriella Parca
Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. - Milano - Prima edizione Collana Aperta maggio 1976
Seconda Edizione Oscar Mondadori marzo 1981
Copyright by Gabriella Parca - Terza Edizione - www.cpdonna.it 2005