AMARE SE STESSI E IL PARTNER SALVAGUARDANDO LA SALUTE RIPRODUTTIVA Stampa

di Nicla Vozzella
www.anthroposmagazine.com

GLI ITALIANI E LA FERTILITÀ

In occasione del terzo anniversario dell’entrata in vigore della legge 40 e trascorsi due anni dal fallito referendum, per il 15% delle coppie italiane la sterilità continua a essere un problema di difficile soluzione.

Al fine di mantenere viva l’attenzione sull’argomento e impedire che, passato il momento del dibattito, i riflettori si spegnessero sulle PMA, l’OSI (Osservatorio Sociale sull’Infertilità) continua a commissionare ricerche a LaRiCA (Laboratorio di Ricerca in Comunicazione Avanzata) dell’Università di Urbino, due indagini per valutare il grado di consapevolezza degli italiani rispetto alla salute riproduttiva.

I don’t care, Non mi riguarda, è stata la prima ricerca effettuata nel maggio 2005 e ha coinvolto 1000 giovani di età compresa fra i 18 e i 30 anni, abitanti in 15 città campione, rappresentative delle cinque macroaree della classificazione Istat (Nord-ovest, Nord-est, Centro, Sud e Isole). Il risultato? I giovani ne sanno davvero poco sulla sterilità e, soprattutto, non hanno idea di come preservare la fertilità.

I don’t know, Non lo so, è il titolo di una seconda ricerca, presentata nel febbraio 2006, che ha invece sondato la consapevolezza degli adulti rispetto alla sterilità, il campione è stato di 1000 persone fra i 31 e i 60 anni. Risultato? Anche gli adulti ignorano quali sono i comportamenti a rischio che mettono a repentaglio la fertilità e ignorano altresì la profilassi per conservarla.

Nel novembre del 2006, invece, si è fatto il punto sul turismo procreativo che dopo l’entrata in vigore della legge 40 ha indotto molte coppie infertili a cercare all’estero la gravidanza che in Italia non possono ottenere.

Per avere i dati delle ricerche OSI: http://www.osservatorioinfertilita.it

Cosa rivelano queste indagini? Che occorre più cultura. E che forse è da attribuire proprio alla mancanza di consapevolezza il fallimento del referendum. Inoltre, la legge che i promotori vedevano come tutela per la salute dei cittadini italiani è diventata uno strumento di penalizzazione proprio per quelle persone che avrebbe dovuto tutelare.

Infatti, il presunto far west che dicevano regnasse in Italia continua a essere presente in Paesi, soprattutto dell’Est europeo, dove i nostri concittadini (che non possono permettersi l’assistenza di centri esteri d’eccellenza) si recano nella speranza di realizzare un sogno che, spesso, continua a rimanere tale.

Cosa si può fare? Informare. Ma non basta. Spesso l’informazione non tiene conto delle persone che deve raggiungere. Occorre, quindi, modularla in base all’obiettivo da perseguire. Magari cominciando a informare nelle scuole, come in questo caso, spiegare alle persone ancora giovani come salvaguardare la propria fertilità affinché siano sempre di meno le persone che saranno costrette a rivolgersi alla PMA per avere un figlio.

Come si può fare? Alcuni politici l’hanno imparato: bisogna arrivare al cuore, o forse sarebbe meglio dire alla “pancia” ossia la sede delle emozioni istintuali. Indipendentemente dalla scolarità e dalla cultura, tutti i cittadini possiedono la sensibilità per capire alcune problematiche. E allora, tutto ciò che si dice nella comunicazione scientifica deve passare per il cuore, per la pancia e non solo per il cervello. In questa direzione va la raccolta di testimonianze che viene fatta attraverso i siti internet dedicati alle associazioni di persone che cercano di concepire un figlio.

Facciamo in modo che l’espressione I’dont care non sia più valida per rappresentare i ragazzi italiani. E che l’espressione I’dont know non contraddistingua i nuovi adulti: l’informazione e la conoscenza sono gli unici strumenti utili per scegliere e per tutelarsi in ogni campo e in particolare in quello della salute.

Chi lo può fare? Ciascuno di noi può farsi promotore dell’informazione del proprio vicino. Perché è più facile arrivare al cuore di chi conosciamo.

LA LEGGE, GLI ATTORI E LE METODICHE
Cosa possiamo dire rispetto alla legge 40?
Che obbliga al turismo procreativo
La legge sulla fecondazione assistita impone 3 limiti:

  • vieta la congelazione degli embrioni e quindi costringe le donne a nuove stimolazioni ormonali per ogni tentativo di concepimento;
  • vieta la donazione di gameti (uova e spermatozoi) cioè vieta la fecondazione eterologa. Impedisce alle coppie sterili di ricevere un dono negando loro la possibilità di generare quando uno dei partner è sterile;
  • obbliga all’impianto di tutti gli embrioni sviluppati (limitandoli a 3) cioè obbliga le donne a gravidanze plurime complicandone l’andamento e l’esito.

Come lavorano gli operatori? Medici e biologi che lavorano nella PMA si impegnano nel mettere a punto tecniche che consentano di ottenere buoni risultati congelando gli ovociti (gli spermatozoi si possono già congelare).

Gli specialisti cercano di ridurre le dosi di farmaci necessari per stimolare l’ovulazione al fine di ridurre l’impatto sul corpo della donna.

I centri nei quali si pratica la procreazione medicalmente assistita dispongono di équipe che accolgono le coppie e ne sostengono le richieste sia mediche sia psicologiche.

Sfatiamo i pregiudizi. In occasione della campagna referendaria abbiamo sentito parlare molto delle coppie che ricorrono alle PMA e sui bambini nati con queste metodiche. Molte convinzioni non hanno alla base fatti, ma pregiudizi.
Ecco cosa c’è di vero...

...sulle coppie? Sono persone normali, che hanno bisogno di una cura per risolvere un problema di salute: l’infertilità. Alla coppia in grado di procreare spontaneamente non si richiede “la patente di buon genitore”; non è giusto quindi di farlo con una coppia infertile.

...e sui bambini? Sono come tutti gli altri. Forse un po’ più desiderati. Ma sono bambini perfettamente normali e sani (il più grande ora ha 28 anni).

Le PMA sono l’unica soluzione? Quando si desidera un figlio e la fertilità è compromessa sì. Ma la scienza non fa miracoli e le PMA non possono garantire un “bambino in braccio” a tutte le coppie che lo desiderano.

Come si previene l’infertilità? L’informazione è il primo strumento per attuare una corretta prevenzione. Non bisogna aver paura di chiedere e di sottoporsi alle visite di controllo.


L’importanza delle parole…
INFERTILITÀ è la difficoltà ad avere figli e a portare a termine una gravidanza.
STERILITÀ
è l’impossibilità di concepire.

L’estrema conseguenza dell’infertilità è la sterilità: se non si protegge la propria fertilità si rischia di avere grosse difficoltà sia nel concepimento sia nel portare a termine una gravidanza, infatti, aumenta il rischio di aborti spontanei.

Le metodiche disponibili
PER LA STERILITÀ FEMMINILE

IUI (Inseminazione intrauterina): al momento dell’ovulazione, gli spermatozoi vengono depositati direttamente nell’utero. Questa tecnica, di solito, è indicata nei casi di sterilità inspiegata o in casi di patologie “lievi” (endometriosi femminile di grado lieve o parametri seminali leggermente bassi).
FIVET (Fecondazione in vitro ed embrio transfer): è l’incontro dello spermatozoo e dell’ovulo al di fuori della sede fisiologica, offre una soluzione alle donne con alterazioni strutturali delle salpingi e con impervietà tubarica bilaterale (tube ostruite). Gli ovociti vengono prelevati dalle ovaie e fecondati in laboratorio con gli spermatozoi del partner, così si sviluppano gli embrioni (la legge ne consente 3) che vengono poi trasferiti nell’utero.

GIFT ZIFT TET: tecniche simili alla FIVET, che prevedono il trasferimento nella tuba rispettivamente di: gameti (uovo e spermatozoo), zigoti (uovo e spermatozoo fusi tra loro), embrioni. Queste tecniche hanno in comune: l’induzione farmacologica (mediante gonadotropine) della crescita follicolare, il monitoraggio ecografico e ormonale della risposta delle ovaie, il prelievo degli ovociti, la preparazione del liquido seminale e il trasferimento di embrioni o gameti in utero o nella tuba.

PER LA STERILITÀ MASCHILE

ICSI (Iniezione intracitoplasmatica degli spermatozoi): un singolo spermatozoo viene iniettato nel citoplasma dell’ovocita maturo, tramite un microago, sotto visione microscopica. Ciò consente di trattare i maschi con pochi spermatozoi e con scarsa mobilità. L’ICSI si differenzia dalla FIVET solo nelle procedure di laboratorio, mentre per la coppia i tempi e le procedure sono uguali a quelle della FIVET.
MESA, PESA, TESE, TESA: eseguite in caso di azospermia (mancanza di spermatozoi nel liquido seminale). Queste tecniche si differenziano fra loro a seconda della sede di prelievo degli spermatozoi (nell’epididimo o nel testicolo) e a seconda della tecnica di estrazione (aspirazione o biopsia da tessuto). Infatti, l’assenza di spermatozoi nel liquido seminale, non esclude la possibilità di trovarli in altre zone dell’apparato riproduttivo maschile. Una volta prelevati vengono iniettati negli ovociti tramite ICSI.

SALVAGUARDARE LA SALUTE RIPRODUTTIVA
Cosa compromette la fertilità?

  • Le infezioni degli organi riproduttivi, causate spesso dal mancato utilizzo del profilattico. La diffusione di malattie a trasmissione sessuale (non occorre che siano gravi) come le banali infezioni da candida o da clamydia.
  • L’uso di dispositivi intrauterini come la spirale.
  • L’uso di anticoncezionali come la pillola utilizzati senza le dovute precauzioni e senza stretto controllo del ginecologo.
  • Le droghe anche quelle leggere, l’alcol e il fumo di sigaretta.
Come si previene l’infertilità? Sottoponendosi a periodici controlli medici: raccomandazione valida sia per le donne sia per gli uomini.
Quali controlli per le femmine? A partire dal primo rapporto è consigliata una visita ginecologica annuale o più frequente in presenza di piccoli disturbi come perdite, pruriti o dolori. Regolare esecuzione del Pap-test (senza problemi ogni due anni). Esecuzione del vira-pap (se il test è negativo ogni due anni). Un prelievo di sangue per il dosaggio dell’FSH (l’ormone che stimola i follicoli) in 3° giornata dopo le mestruazioni.
Attualmente è disponibile il vaccino contro i papilloma virus di tipo 6, 11, 16 e 18, che sono responsabili del 70% di tutte le neoplasie da HPV. Il vaccino sarà effettuato a tappeto su tutta la popolazione femminile al raggiungimento dei 12 anni (epoca in cui si presume che non vi siano ancora stati i primi rapporti). Il vaccino è consigliato a tutte le bambine.

Quali controlli per i maschi? A partire dai 16-18 anni è consigliata una visita andrologica ogni due anni o più frequente in presenza di dolori, di pruriti, di perdite o di escrescenze sui genitali. Uno spermiogramma con esame colturale ogni due anni.
La prevenzione va attuata fin dalla pubertà per evitare che i piccoli disturbi si trasformino in grandi problemi che possono compromettere la fertilità.
Occorre sentire il diritto/dovere di pensare alla propria salute riproduttiva anche quando si è giovani e indipendentemente dal consenso dei genitori.

L’auto esame: il primo passo della prevenzione
Prima di cominciare le visite ginecologiche o andrologiche ciascuno di noi può controllare il proprio apparato riproduttivo funziona bene. Questo “monitoraggio casalingo” non esclude la visita dallo specialista, ma permette di arrivare dal medico avendo ben chiara la funzionalità del proprio corpo oppure segnalando per tempo ciò che non funziona.

L’auto esame per le femmine

Segnare sul calendario i propri cicli mestruali e verificare se vi sono irregolarità e di quale tipo.

Prestare attenzione alle proprie mestruazioni: se sono troppo abbondanti o scarse, se sono troppo dolorose, se compaiono coaguli e se queste alterazioni sono la norma oppure se capitano ciclicamente.
Controllare le eventuali perdite vaginali: in prossimità dell’ovulazione, poco prima della metà del ciclo è normale che siano come la chiara d’uovo, ma se il fenomeno dura per più di un paio di giorni è meglio rivolgersi allo specialista. Altre donne potranno dirci: “è normale, capita anche a me”, non importa, meglio verificare con lo specialista che non vi sia un’infezione batterica.
Registrare gli eventuali bruciori durante la minzione e durante i rapporti; segnalare anche eventuali pruriti.
Osservare i propri genitali e verificare che non vi siano lesioni o escrescenze né sulle labbra della vagina e neppure nelle zone limitrofe.


L’auto esame per i maschi

Osservare i propri genitali e verificare che non vi siano lesioni o escrescenze né sul pene né sui testicoli o in prossimità dei genitali.
Controllare che entrambi i testicoli siano scesi nello scroto.
Segnalare eventuali dolori o bruciori durante a minzione oppure durante i rapporti.
Un senso di fastidio e la presenza di un ingrossamento all’interno dello scroto (ma non del testicolo) può essere associato alla presenza di un varicocele.

Il profilattico: è l’unico strumento che impedisce il diffondersi delle malattie a trasmissione sessuale, ma occorre usarlo bene fin dall’inizio del rapporto e non solamente in prossimità dell’eiaculazione.

Si ringrazia per la consulenza medica il dott. Andrea Borini, direttore Clinico e Scientifico di Tecnobios Procreazione, http://www.tecnobiosprocreazione.it

CHI SI OCCUPA DELLA SALUTE RIPRODUTTIVA

I medici, ginecologi e andrologi, ma anche gli psicologi e i sociologi stanno svolgendo delle ricerche per capire sempre meglio qual è il livello di informazione degli italiani e per colmare le lacune.
Gli specialisti sono a disposizione dei singoli cittadini per divulgare informazioni corrette e puntuali rispetto alla salute riproduttiva, all’utilizzo di anticoncezionali e, quando è necessario, rispetto ai protocolli in uso per la procreazione medicalmente assistita.

A chi rivolgersi per avere informazioni?

Molte informazioni sono disponibili in internet, ma spesso è difficile trovare i siti che le diffondono correttamente. Eccone alcuni

Società italiana di ginecologia e ostetricia: www.sigo.it
Società italiana di andrologia medica: www.siam-italia.org
Società italiana di andrologia www.andrologiaitaliana.it/portal
Società italiana della contraccezione www.sicontraccezione.it
Programma di informazione sulla contraccezione www.sceglitu.it
Società italiana di fertilità e sterilità www.sifes.org
Centro studi e conservazione ovociti e spermatozoi www.cecos.it

Distribuiti a macchia di leopardo sul territorio italiano vi sono i consultori dove è possibile ricevere informazioni e aiuto rispetto ai problemi sessuali e riproduttivi. Purtroppo queste realtà stanno scomparendo.

A Milano, per esempio, è attivo da trent’anni il consultorio laico autogestito Centro Progetto Donna: tre parole riassumono la filosofia e il metodo del CPD: conoscenza, consapevolezza, responsabilità.