Le Amazzoni – Leggende di ieri ed attuali realtà Stampa

Diana Nardacchione, Antonella Ratti - Majs Edizioni, Torino, Giugno 2007, ISBN 88-88236-02-3

le amazzoniPer secoli le donne delle popolazioni nomadi delle steppe eurasiatiche hanno difeso con le armi se stesse, i loro bambini, le loro tende, gli armenti, gli uomini anziani e gli invalidi quando i loro compagni, cacciatori e guerrieri, erano lontani. Per due millenni la cosa è sembrata incredibile e, anche ora che gli archeologi riesumano le loro ossa e le loro armi, c’è chi stenta a crederlo. Per decenni i loro resti inumati assieme alle loro armi sono stati frettolosamente classificati come maschili, così come i viaggiatori greci che nell’antichità raggiungevano i loro villaggi non si resero conto che erano le donne, in assenza degli uomini, a difendere l’accampamento. Nacque così l’equivoco circa un popolo costituito da sole donne guerriere che avrebbe mutilato gli uomini per renderli schiavi. A nessuno venne in mente che, forse, gli uomini mutilati erano semplicemente guerrieri e cacciatori che, divenuti invalidi, non potevano più seguire i loro compagni.


figure1.pngIn questi due millenni, comunque, un concorso improbabile ed imprevedibile di eventi ha messo, saltuariamente e casualmente, a disposizione di alcune donne, gli strumenti culturali ed economici, il potere ed il prestigio con cui esse hanno avuto l’opportunità di cimentarsi con eventi che si pensava che solo gli uomini potessero controllare. Senza Giovanna d’Arco, Isabella di Castiglia e Caterina la Grande, la Francia, la Spagna e la Russia non sarebbero, forse, quelle che conosciamo. Contro ogni previsione ed al di fuori di ogni consuetudine, queste donne divennero condottiere o regine guerriere.
Tutte queste donne determinarono il corso degli eventi della loro epoca e cambiarono la storia dei luoghi in cui vissero.
L’ultimo quadro di questo affresco grandioso è rappresentato dalle femministe inglesi che, durante la prima guerra mondiale, partirono, per il fronte come volontarie, per conquistare parità di diritti e di dignità con gli uomini. Scartarono l’idea di proporsi come reparti combattenti, poiché rifiutavano l’idea di dover uccidere degli uomini stranieri per ottenere dagli uomini inglesi il rispetto per la loro dignità e il riconoscimento dei loro diritti. Potevano, invece, soccorrere quegli stessi uomini, feriti ed ammalati, amici o nemici che fossero, nell’ambito delle Convenzioni di Ginevra, esponendosi agli stessi rischi, agli stessi disagi, alle stesse privazioni ed alle stesse fatiche dei soldati al fronte.




figura2.pngPer finanziare il progetto, vennero lanciate delle sottoscrizioni pubbliche, alle quali le donne britanniche contribuirono generosamente. Vennero costituiti, così, dei reparti paramilitari, completamente autofinanziati, con funzioni sanitarie o logistiche. L’organizzazione, gli equipaggiamenti e l’addestramento erano gli stessi degli equivalenti reparti militari ma tutto il personale, medici, infermiere, farmaciste, dentiste, portantine, autiste, meccaniche, inservienti, amministrative, cuoche, addette alla manutenzione e magazziniere, era esclusivamente femminile. Il governo e l’opinione pubblica rimasero stupefatti di come le donne inglesi erano diventate, in pochi mesi, ottimi soldati autodidatti.
Un milione di uomini si rese disponibile come truppe combattenti e furono quelle che permisero la vittoria degli alleati.
Finita la guerra, nel 1919, le donne inglesi ottennero il diritto di voto tornarono a fare le casalinghe, le impiegate, le operaie, le domestiche.
Ma tutto questo la storia ha rimosso.
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