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a novità delle comuni - Capitolo XLVII Stampa E-mail
Molte femministe scandinave, in Svezia come in Danimarca o Norvegia, vivono nelle “comuni”. Sono gruppi di otto o dieci persone che abitano insieme, come una famiglia in cui i legami del sangue sono sostituiti da quelli dell’amicizia. A volte sono composti di sole donne, altre anche di uomini e bambini; ci sono molte coppie giovani, ma anche gente dai capelli grigi che è rimasta giovane nello spirito.
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Svezia all’avanguardia - Capitolo XLVI Stampa E-mail
I gruppi femministi svedesi, che già nel ‘71 erano 45 nella sola Stoccolma, hanno l’abitudine di affrontare problemi concreti, cercandone la soluzione sia sul piano giuridico con nuove leggi, sia sul piano del costume, attraverso un’opportuna opera di propaganda.
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Le femministe svedesi - Capitolo XLV Stampa E-mail
Anche in Svezia, il paese considerato all’avanguardia dell’emancipazione femminile, il nuovo femminismo è arrivato, o per lo meno ha cominciato a esistere in modo organizzato, nel 1968. Otto ragazze, dopo aver partecipato a un corso sul ruolo femminile, a Upsala, cominciarono a riunirsi e fondarono così il « Gruppo 8” che divenne rapidamente famoso in tutto il paese, dando luogo alla nascita di altri gruppi.
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Nel paese delle suffragette - Capitolo XLIV Stampa E-mail
Più o meno nello stesso periodo, vale a dire nel ‘67-’68, il nuovo femminismo raggiunse tutti i paesi del mondo industrializzato, suscitando qualche eco anche nel Terzo Mondo, dove la condizione delle donne non è certo migliore. In Inghilterra, i primi rumori di un Movimento di liberazione si fecero sentire appunto verso la fine del ‘67, e nel ‘68 si era già in fase organizzativa. A parlarne per prime furono le ragazze americane a Londra, che si riunivano per lottare contro la guerra nel Vietnam e per aiutare i militari che disertavano per non combattere contro i vietnamiti.
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L’angelo del focolare si ribella - Capitolo XLIII Stampa E-mail
Le “donne di casa” in Italia sono circa dodici milioni e quindi rappresentano la categoria femminile più vasta, ma sono anche le più difficilmente raggiungibili dall’ideologia femminista. Infatti il loro stesso lavoro le isola, invece di facilitare gli scambi e i contatti, e poiché è di tipo ripetitivo, assai poco creativo, le rende insoddisfatte, ma quasi vergognose di ammetterlo. A tutto questo si aggiunga la scarsa considerazione in cui quel lavoro è tenuto dai familiari perché “non produce ricchezza”, e in cui è tenuta la stessa casalinga, nonostante tutta la retorica dell’angelo del focolare.
Perciò il movimento femminista ha cercato di rivalutarla, arrivando alla proposta di alcuni gruppi di darle un salario.
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