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Da vittime a protagoniste - Capitolo XXXII Stampa E-mail
Le donne che si opposero al fascismo furono relativamente poche, e quasi tutte finirono in carcere o al confino esattamente come gli uomini, di cui divisero i rischi nelle organizzazioni antifasciste clandestine. Inoltre ci furono alcune categorie di lavoratrici, ad esempio le mondine, che fecero dei grandi scioperi per difendere il livello dei loro salari. Ma la stragrande maggioranza delle italiane non fu né fascista né antifascista: esse accettarono il regime perché da sempre erano state educate a sopportare e ad adattarsi, e perché la Chiesa lo aveva accettato per prima, definendo Mussolini "l'uomo mandato dalla Provvidenza".
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L’eterna minorenne - Capitolo XXXI Stampa E-mail
L’atteggiarnento realmente razzista del fascismo nei riguardi della donna veniva completato dalla legislazione che non solo non fece un passo avanti in tema di diritto di famiglia, ma ne fece qualcuno indietro. L'uomo era capo indiscusso della famiglia e la donna doveva seguirlo (come un cagnolino) dovunque egli decidesse di fissare la sua dimora; aveva sui figli la "patria potestà", per cui spettava a lui ogni decisione, anche se era separato dalla moglie e i figli vivevano con la madre.
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Il fascismo e le donne - Capitolo XXX Stampa E-mail
Qual era l'atteggiamento del fascismo verso la donna? Più che dalle parole, cerchiamo di ricavarlo dai fatti. Nel 1927 i salari femminili vennero ridotti alla metà di quelli corrispondenti maschili, che avevano già subito una forte riduzione. Altro che salario eguale per lavoro eguale, come diceva il vecchio slogan femminista! Il lavoro della donna valeva esattamente la metà di quello del suo collega, ed era già molto se non le veniva tolto del tutto. Infatti secondo l'ideologia fascista la sua "missione" era una sola, come ricordò più volte Mussolini nei suoi discorsi: quella di "far figli, molti figli, per dare soldati alla patria".
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Il voto "integrale" - Capitolo XXIX Stampa E-mail
Quella dell’On. Modigliani fu l’ultima iniziativa di carattere democratico sulla tormentata questione. Infatti un anno dopo, nel 1923, il governo fascista presentò un suo progetto di legge, preparato dal sottosegretario di stato on. Acerbo, e limitato al voto amministrativo da concedersi solo ad alcune categorie di donne. Il testo suonava così: "Si concederà il voto alle donne che abbiano compiuto 25 anni e che si trovino in una delle seguenti condizioni:
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La "grande guerra" - Capitolo XXVIII Stampa E-mail
La guerra divampò in Europa nell'agosto 1914, ma l'Italia ne rimase fuori per quasi un anno. In quel periodo le donne fecero sentire la loro voce, gridando "pane e pace" nelle strade e nelle piazze, partecipando a manifestazioni e cortei anti-interventisti. Era ancora troppo fresco il ricordo della guerra di Libia, nel 1911, perché esse non sapessero cosa volesse dire quella follia micidiale che strappava loro mariti e figli. Alla loro azione si affiancava quella dei sindacati, che organizzavano grandi scioperi contro il rincaro dei prezzi e la scarsità dei generi alimentari.
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