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PAP TEST IN FASE LIQUIDA O THINPrep Stampa E-mail

Il Pap test ha oltre 50 anni di vita. Grazie a questo semplice e poco costoso esame che prende il nome dal suo ideatore, Georgios Papanicolau (Test di Papanicolau), l'incidenza del cancro alla cervice uterina, nelle donne che si sottopongono regolarmente a questo esame, si è considerevolmente ridotta.

Come previsto dalle Linee Guida internazionali tutte le donne tra i 25 e i 64 anni devono effettuare un Pap test ogni 3 anni. Tale intervallo viene normalmente ridotto se si riscontrano condizioni di rischio o lesioni pre-neoplastiche.
E' un esame semplice, veloce, indolore che consiste nel prelevare sul collo dell'utero, con una spatolina e uno spazzolino, le cellule sfaldatesi dalla mucosa che vengono strisciate e fissate su un vetrino, e analizzate in laboratorio al microscopio dal citologo. Attraverso l'esame citologico si può evidenziare l'eventuale presenza di cellule alterate che possono trasformarsi nel giro di anni in cancrro invasivo.

La loro individuazione precoce permette di effettuare una serie di misure, per impedire che la malattia si verifichi.
Tuttavia, ancora oggi con la tecnica tradizionale può accadere che sino al 60/80% delle cellule prelevate durante il Pap test restano attaccate allo strumento di prelievo; il 30-50% delle donne sottoposte a Pap test nei 3-5 anni precedenti alla diagnosi della malattia avevano Pap-test negativo. Spesso il citologo ha difficoltà a formulare una diagnosi per la presenza di cellule infiammatorie, di significato non patologico.

Per ovviare a tutti questi inconvenienti è stato sviluppato un nuovo metodo di citologia chiamato "Pap test in fase liquida" che presenta numerosi vantaggi rispetto alla metodica tradizionale.
Tale metodica migliora la rappresentatività del preparato e la qualità dell'analisi citologica.

La citologia in fase liquida (Liquide Based Citology LBC) rappresenta per l'appunto, una tecnologia introdotta a metà degli anni Novanta  ed è una novità rispetto alla citologia convenzionale, 
infatti prevede che le cellule campinate vengano trasferite in un'apposito flaconcino, contenente una soluzione, che consente di conservarle per lungo tempo mantenendo inalterate le loro caratteristiche.
Il contenitore viene poi inviato al laboratorio, dove le cellule vengono separate meccanicamente dal materiale non necessario, un campione rappresentativo di cellule viene trasferito sul vetrino che risulta essere pulito, privo di materiale interferente (muco, sangue e detriti non diagnostici).

Fra le numerose tecniche LBC, THINPrep è tra quelle che hanno ricevuto l'approvazione FDA (Food and Drug Administration) e risulta essere la tecnica maggiormente utilizzata.

La citologia in fase liquida attraverso il THINPrep consente di avere numerosi vantaggi rispetto al metodo Pap test convenzionale:

  • un trasferimento maggiore di cellule epiteliali prelevate
  • un incremento staticamente significativo nell'individuazione delle lesioni squamose intraepiteliali di alto grado (+59,7% per HSIL)
  • una riduzione del numero di campioni citologici inadeguati (inferiore a 0,3)
  • individuazione di lesioni ghiandolari
  • riduzione sino al 93% dei prelievi giudicati non soddisfacenti o limitati da tracce di sangue, muco o frammenti cellulari
  • processo analitico totalmente automatico e riproducibilità del risultato
  • migliore sensibilità diagnostica e significativa riduzione dei casi di diagnosi incerta che possono allertare inutilmente la paziente
  • la possibilità di utilizzare il materiale cellulare residuo per altri test molecolari aggiuntivi come la ricerca di DNA o RNA di HPV (THINPrep assicura una stabilità fino a 30 giiorni del campione), evitando in questo modo, che la paziente debba sottoporsi ad un secondo prelievo.


Dott.ssa Roberta Daniela Mombelli - specialista in ginecologia e ostetricia