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Home Rubriche Psicologia NOTE SUL FEMMINICIDIO
NOTE SUL FEMMINICIDIO Stampa E-mail

Dott.ssa Teresa Pallucchini - psicoterapeuta

Le continue notizie di donne “ odiate “ dagli uomini , uccise da mariti compagni e famigliari, hanno riempito drammaticamente la pagine dei giornali nelle ultime settimane.
Oltre ai delitti raccontati ci sono violenze, maltrattamenti, abusi di moltissime donne che solo recentemente hanno cominciato a denunciare ( grazie ai centri antiviolenza e a una nuova cultura del femminile).

I dati statistici  sono molto discussi, non esiste un osservatorio come in Spagna e Francia, per dare una visione complessiva del problema,  ma si parla di una donna uccisa ogni 2 giorni e mezzo in Italia, non sappiamo se il fenomeno sia diventato nel 2013  più pesante a livello numerico ( finora 99 omicidi di cui 70 a livello intrafamigliare ) .

Vorremmo capire il perché, le motivazioni profonde, vorremmo disporre di   categorie interpretative forti per capire e condividere  questo problema con le vittime potenziali ma anche con i carnefici: se nella tradizione italiana  pensavamo che l’uomo considerasse “ l’oggetto d’amore” – moglie e figli - come possesso personale - con riferimento al diritto romano - ora si è aggiunto un altro aspetto legato al problema della emancipazione della donna che diventando  indipendente ed autonoma cerca un rapporto paritario con il maschio.


Due cose mi hanno fatto riflettere nel dibattito giornali sito: la Finlandia, paese emancipato, ha un problema di violenza 4 volte maggiore che l’Italia, una psicologa statunitense Kelly Dune( che lavorava in un centro donne maltrattate ed ha avuto una  paziente uccisa dal marito) ha organizzato un modello contro il femminicidio partendo dall’idea prevedibilità /prevenibilità . I contesti famigliari dove avvengono violenze devono essere monitorati, una task-force con polizia, psicologi, giudici deve intervenire con “ timing” veloci.


Sono aspetti che si intrecciano, ogni storia è diversa e dai giornali possiamo dire che  esiste una geografia trasversale, tutta Italia è toccata da questa tragedia, le  differenze sociali  e i  modi di vita diversi portano ad esiti simili, dunque è importante analizzare questo fenomeno non solo a livello statistico.
Prima di vedere le cause credo sia importante proporre per gli uomini che sono arrivati a modalità di questo tipo lo stesso recupero che è stato proposto per gli abusanti di minori, dovremmo sottoporre a degli interventi psicoterapici gli uomini che sono violenti a livello intrafamigliare,  infatti solo con l’idea di cambiare il modo di pensare potremmo uscire da questa situazione ( ma si dice i tempi sono lunghi dunque è importante agire come ha fatto il governo).


Dice la sociologa  Eva Illouz nel testo “ Perché l’amore fa soffrire”( il Mulino): “Fonti di razionalizzazione  culturale dell’amore sono le norme sulla parità,  la consensualità e la reciprocità che dominano il lessico morale della politica contemporanea…la seconda ondata del femminismo ha trasformato la concezione e la pratica dell’amore ….il femminismo è stato l’agente culturale più potente della trasformazione e ridefinizione dei rapporti uomo donna, il concetto fondamentale che ha consentito al femminismo di destrutturare il sesso e l’amore è la nozione di potere, dimensione che configura la relazione di genere” poche citazioni ci danno uno spaccato interessante.


Gli uomini come hanno accettato questa rivoluzione delle donne? Perché non sono stati capaci di rinnovarsi? Evidentemente le modalità estreme, violenze e omicidi, sono gli indizi di  una incapacità di comprensione degli uomini rimasti a difesa del loro potere. Mi piacerebbe allargare il discorso ad una ottica psicoanalitica, per andare oltre al fenomeno che ci viene ogni giorno offerto dai media.
E’ importantissimo che si parli del femminicidio (termine definito cacofonico  da qualche giornalista ma che ha  un riferimento storico pregnante), ogni donna vorrebbe capire di più di un fenomeno che la interessa da lontano ma spesso fa  parte della sua cerchia famigliare e amicale.


Un primo problema: se ne parla di più oggi (a volere nascondere altri  aspetti socio-psico-economici) o effettivamente il fenomeno  degli omicidi di donne è aumentato?
Nella mia posizione come persona  che si occupa dei problemi psicologici femminili vorrei  capire se condividere lo scenario della coppia.
Un  recentissimo numero di “Psiche” (collana della SPI -società di Psicoanalisi) sugli Attaccamenti,  ci introduce al problema del rapporto di coppia perversa, naturalmente l’agito in termini di omicidio è l’ultimo passaggio possibile. Dice Lingiardi “Lo scopo è il controllo fisico e il possesso della donna, del suo essere  fisico. La gelosia opprimente di questi uomini non è una espressione di amore o di desiderio ma una rozza regolamentazione che serve a tenere la partner e imprigionata e disponibile come regolatore degli stati  del sé ”   ancora una volta una analisi del controllo…


Stimolante è il lavoro di  Benedetta Guerrini  nella stessa rivista sul maltrattamento e sulla perversione relazionale: “Esistono contesti relazionali patologici che solo recentemente sono diventati oggetto di riflessione,…intrisi di una violenza subdola in cui la paura  gioca un ruolo fondamentale , la perversione relazionale si attiva all’’interno di una coppia che si sostanzia all’interno dei comportamenti  messi in atto da uno dei due partner per controllare l’altro …essenza della perversione consiste trasformare la relazione con l’altro in relazione di potere, nel disconoscere i diritti dell’altro…”
Nel femminicidio vediamo l’estremo concretarsi di situazioni psicopatologiche  spesso sottese  a rapporti di coppia complessi, denunce segnalate senza interventi da parte della polizia, responsabilità  ma anche difficoltà a volte di capire da parte della magistratura (molte critiche all’iniziativa recente del governo sul femminicidio sono state da parte di avvocati che pongono il problema di accuse strumentali da parte dei coniugi in caso di conflitto). Ognuno – avvocato, magistrato, psicologo - deve svolgere il suo ruolo in un campo delicatissimo dove i diritti fondamentali vengono lesi.