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Home Spazio aperto Libri L'AGGRESSIVITA' FEMMINILE
L'AGGRESSIVITA' FEMMINILE Stampa E-mail

Recensione di Marina Mariani dal libro di Marina Valcarenghi

Bruno Mondadori Economica – pag. 181, euro 10

In questo libro Marina Valcarenghi si interroga sul significato della parola aggressività in ambito antropologico, etologico e psicoanalitico, ponendo molta attenzione nel definire le differenze con il linguaggio comune.

La distinzione che introduce la porterà a chiedersi come mai nel linguaggio comune questi due concetti sono confusi. Marina Valcarenghi definisce aggressività: “quella predisposizione istintiva che orienta a conquistare e a difendere un proprio territorio fisico, psichico e sociale nelle sue forme più diverse; o in altri termini quell'istinto che guida a riconoscere, ad affermare e a proteggere la propria identità”; mentre l'accezione di aggressione è: “ l'aggressione di uno spazio altrui...”.

Questa puntualizzazione di senso e significato permette all'autrice di interrogarsi sull'origine della confusione terminologica e sull'omissione della differenza culturale tra violenza e autodifesa. Il libro esplora e porta alla luce quale il senso e la funzione di questa omissione culturale e come questa abbia una stretta connessione il deficit aggressivo, che, è inteso come la difficoltà che molte donne elaborano. Deficit inteso come la difficoltà a riconoscere e a proteggere la propria identità e il proprio progetto di vita.

Come mai il deficit aggressivo espresso dal genere femminile viene considerato del tutto naturale sia in ambito scientifico sia dalle donne? Come è dunque possibile considerare naturale un modo di essere che genera sofferenza e produce sintomi sia per le donne che esprimono ipoaggressività (mancanza) sia per quelle che esprimono iperaggressività (comportamento aggressivo)?

Nel primo capitolo del libro con l'aiuto e supporto di elaborazioni teoriche provenienti dal mondo dell'etologia e dell'antropologia si indagano le motivazioni e si tracciano ipotesi che consentono di trovare risposte agli interrogativi sopra esposti.

Il secondo capitolo attraverso la cultura mediterranea (sumera, greca, ebraica) e i miti femminili si traccia il percorso “storico” della repressione dell'aggressività e del complesso femminile. Emerge attraverso i miti femminili come sia stato modificato il contesto e la struttura del rapporto fra uomo e donna.

Nel terzo capitolo, si affronta l'origine della rimozione dell'aggressività attivando una vera e propria indagine psicosociale; mentre nel quarto capitolo, la repressione del desiderio, si esplora come mai il deficit aggressivo femminile non è stato riconosciuto e studiato dai padri fondatori della psicoanalisi e le questioni aperte dalla repressione del desiderio e dell'aggressività femminile. Gli ultimi due capitoli, quinto e sesto, affrontano la problematica deficit aggressivo in relazione ai sintomi maniacali e in rapporto con i sintomi depressivi.

Marina Valcarenghi attraverso l'elaborazione teorica ed esperienziale viene affermando che nella cultura occidentale esiste una questione dell'aggressività femminile poiché essa non riguarda il problema di alcune donne, ma un modo di essere di tutte le donne, radicato nell'inconscio collettivo. In altre parole la questione dell'aggressività sembra essere al centro di un processo in cui le donne non possono avviare un percorso di liberazione personale senza spezzare le catene di un condizionamento collettivo e viceversa.

E' stato prima di tutto il modo di essere, di pensare e quindi di agire delle donne. Nel porsi queste domande parte da una forte convinzione: il peso che può acquisire nel terreno di ricerca analitica, della teoria e prassi psicoterapeutica indagare la differenza di genere come diversa struttura e come funzionamento psichico.