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FEMMINISMO E MOVIMENTI FEMMINILI NEI PARTITI POLITICI IN ITALIA - 25 Stampa E-mail

PARTE QUINTA - LE QUOTE ROSA E LA GLOBALIZZAZIONE

Capitolo 2 - Ma quale la “politica” delle “quote rosa”?

LUCIA
Intanto, particolarmente in Italia, il viaggio verso la paritaria rappresentanza a livello istituzionale di uomini e donne, appare incerto, non solo perché, a conti fatti, le donne nei posti veramente decisionali, nonostante le leggi delle quote rosa, restano poche, ma anche perché non tutte le donne che ci arrivano esprimono una comune politica in quanto donne.

Le donne in parlamento e nei posti decisionali riguardo alle tematiche personali: quelle dell’autodeterminazione, dell’inizio e del fine vita, della contraccezione, dell’autoderminazione, sono profondamente ed individualmente divise.

Riguardo al sistema dei servizi, della scuola, della sanità prevalgono le dinamiche della politica economica e finanziaria; sprechi e, nei momento di crisi, tagli lineari.

Inoltre, nello scenario della legge elettorale vigente sono i partiti che nominano chi sarà eletto in parlamento. Gli elettori vanno a votare i partiti e questo voto automaticamente porta alla elezione i rappresentanti di lista nell’ordine stabilito dai vertici di partito. Lo schieramento che ha più voti ha maggior numero di “nominati”, per via di un premio di maggioranza, indipendentemente dalla percentuale dei voti ricevuti. Lidia sottolinea che almeno, la legge “truffa”, che non è scattata nel 1948, prevedeva il pernio di maggioranza solo per il partito che conseguiva il 50% dei consensi.

Anche a livello locale gli elettori hanno ben poche opportunità di scegliere i propri rappresentanti, dal momento che è il partito, e quindi i suoi vertici, potenti a decidere le liste dei candidati.

Le quote rosa nei partiti si ritrovano: - a destra un partito ferocemente liberista, con un leader indiscusso - che si sente tra Napoleone e Mussolini - attorniato da fedelissimi che lo sostengono anche per i privilegi che ne ricavano: le “quote rosa” sono elette nelle istituzioni per i legami che hanno con il leader, per essergli fedeli. E un partito secessionista alla “celoduro”.

Può essere che donne di questi partiti siano laureate intelligenti e preparate, oltre che generalmente di bell’aspetto, comunque fanno parte della “corte” di vassalli e valvassori e cortigiane di un principe ricco potente e sessualmente disinibito, che gestisce, al di là della “morale” comune, la sua immagine di superuomo e i suoi interessi personali. Le donne di destra votano con gli uomini del partito le leggi “ad personam” che salvano il capo dall’accertamento delle illegalità commesse.

La maggioranza degli elettori italiani che lo vota (una quota che non è la maggioranza degli italiani, perché la metà degli italiani ha smesso di votare, uomini e donne che siano), sembra continui a cullare la fantasia di affidarsi ad un potente che elargisce generosamente e che si trova al di sopra dei comuni mortali Ivette, che è italiana nata a Parigi, fa l’interprete e conosce quello che succede altrove, sottolinea che quello che cambia in Italia, rispetto alle consenso delle folle oceaniche di piazza Venezia, è che il consolidamento e la conservazione del potere del leader è addomesticato dai soldi, dal sesso e dal potere,anziché con la censura e i tribunali speciali.

A sinistra. quelli che erano i comunisti, alcuni socialisti. la sinistra DC, hanno nelle loro fila un residuo delle aspirazioni libertarie e ideali del Movimento. Ma, come partiti, per unificarsi, discutono, litigano e continuano a dividersi. I capi sono molti, ciascuno con il suo seguito, la presidenza del partito più forte di una una donna. ma il potere è sparso tra le correnti. Spesso la sinistra è stata indulgente su questioni fondamentali, come il conflitto di interessi e le privatizzazioni.

Nella stampa e nei mass media si possono individuare i sostenitori ad oltranza del “principe”, pronti scatenarsi denigrando con vere o false notizie gli oppositori, indulgenti per le sue “debolezze”, ci sono importanti “opininionisti” nella carta stampata e reportage e programmi televisivi che denunciano le storture della politica della maggioranza ma anche della opposizione, le distorsione e le ingiustizie di sistema. Me queste denunce non hanno ancora vanificato il potere del “premier” e la sua corte. Solo le ultime elezioni amministrative non lo hanno premiato.

Anche sul piano dei diritti, particolarmente sui temi della vita, le donne e gli uomini di questi partiti cosiddetti di sinistra, non sono divisi e sembrano disorientati.

E’ successo che la politica. dei partiti, impadronendosi della regolamentazione dei diritti individuali: inizio vita, fine-vita, qualità della vita, sessualità, richiesta di procreazione assistita, ha visto divise le “quote rosa” e non solo gli uomini, per le loro diverse radici che sono condizionamenti culturali.

Insomma, le “quote Rosa” magari consentono alle donne di raggiungere in numero più consistente posizioni visibili in politica, ma non sembrano portare alla politica proposte comuni.