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FEMMINISMO E MOVIMENTI FEMMINILI NEI PARTITI POLITICI IN ITALIA - 19 Stampa E-mail

PARTE QUARTA - LA CRISI DEI PARTITI E LE QUOTE ROSA

Capitolo 2 - L’indipendenza della Magistratura

GIOVANNA
Secondo la Costituzione (art. 104) l'apparato giudiziario, pur rimanendo intatto nella struttura amministrativa, viene decisamente sottratto agli altri "poteri", al politico e al legislativo, in rottura con quello che c’era nel periodo fascista, dove i tre poteri erano un un tutt’uno saldamente gestiti dal dittatore.

L'indipendenza della Magistratura è stata perseguita attraverso una attenuazione della potesta' disciplinare e para-disciplinare dal potere politico (trasferimento e promozione dei Magistrati), l'automaticita' della carriera, la inamovibilita' e la eliminazione di ogni rapporto gerarchico tra i Giudici, il divieto di istituire "giudici speciali" Ogni Giudice, risponde solo all’organo di autogoverno: il Consiglio Superiore della Magistratura (C.S.M.).

L’arruolamento dei Magistrati avviene ancora per concorso: a garantire la competenza e la preparazione culturale e giuridica di chi va a ricoprire la funzione giurisdizionale. Negli anni settanta/ottanta si parlava di "delega" alla Magistratura da parte del legislativo perché le leggi approvate in parlamento nel compromesso e nell’ambiguità (l’ “ammucchiata” diceva Pannella), affidavano al Giudice un compito interpretativo molto delicato per della soluzione del conflitto tra i contrapposti interessi non solo tra individui, ma anche nei rapporti sociali e in quelli economici su temi come il lavoro, le locazioni, la famiglia, e altro.

Anche il 'volto' della Magistratura Italiana aveva subito profondi mutamenti negli anni che sono seguiti alla Costituzione in virtù di un ricambio generazionale incisivo per la partecipazione alla 'funzione' di ceti e persone che prima ne erano di fatto esclusi.

Sono diventati giudici anche figli del popolo che potevano studiare grazie ai sacrifici dei genitori e, dal 1963, anche le donne.
Questi giudici che vivevano le vicende della gente si ritenevano liberi, come individui, di manifestare in pubblico le loro inclinazioni politiche, garantivano comunque equilibrio ed equidistanza nelle sentenze, emesse “in nome del popolo italiano”.

L'indipendenza della magistratura è data nell'equilibrio delle garanzie costituzionali che riassiumiamo nel grafico seguente:


Secondo la Costituzione, la Corte Costituzionale (composta da 15 membri “nominati” per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune, per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrativa) ha il compito di giudicare le leggi in vigore: se una legge da applicare in un determinato processo, viola i principi della costituzione ed ha il potere di abrogare la norma che dichiara incostituzionale.

I giudici che ritengono di dover applicare al caso sottoposto al loro giudizio una legge che ritengono incostituzionale, devono interrompere il processo, deferendo al giudizio di costituzionalità la legge che devono applicare, quando ritengono che siano stati violati i principi posti dalla Costituzione.

E’ stato calcolato che sono state rinviate alla Corte Costituzionale molte più leggi della Repubblica rispetto alle leggi fasciste.