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FEMMINISMO E MOVIMENTI FEMMINILI NEI PARTITI POLITICI IN ITALIA - 16 Stampa E-mail

PARTE TERZA - IL MOVIMENTO FEMMINISTA DEGLI ANNI SESSANTA

Capitolo 6 - Una nuova visione della politica proposta dal Movimento

ELENA
Erano le energie dei Movimenti femminili al di fuori dei partiti che incanalavano la “politica” verso queste riforme e proponevano una nuova visione della società, muovendosi su un terreno privato, intimo. Le donne del Movimento sapevano di essere sole a dover affrontare il "problema" di discriminazione, di emarginazione, di invisibilità, nella SCELTA della maternità.

Le donne del Movimento sapevano di avere imboccato una strada che andava contro la bimillenaria morale sostenuta dalle politiche patriarcali che sfociano nelle guerre e praticata dalle religioni che giustificano le guerre, per consolidare la sottomissione generalizzata delle donne.

Il movimento nel suo complesso, pur nelle differenze dei vari gruppi, mostrava di essersi affrancato dalle ideologie politiche, di destra e di sinistra, e ha proposto riforme a sostegno dei diritti della persona, per affermare la dignità umana di ogni nato che nasce da donna.

Non temeva lo scontro affrontando con idee nuove quel mondo “biologico” che le gerarchie sociali e religiose patriarcali volevano mantenere escluso alle idee dalle esperienze e dalla volontà della donna. Corpo e saperi sono state, e lo sono ancora, le tematiche di fondo del Movimento.

La “politica” dei partiti si è occupata del problema dell’aborto con ottica rivolta alla protezione della donna contro la piaga sociale dell’aborto clandestino. Il parlamento ha approvato la legge ancora nel compromesso.

Cioè dopo che un’altra legge aveva istituito i consultori: la legge n. 405 del 1975, che veniva approvata come contropartita alla legge che sarà la 194 del 1978, sull’aborto e che avrà all’art. 1, come preambolo, il principio: “Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”.

Governo, parlamento e partiti vedevano nei consultori il principale momento di controllo e di indottrinamento delle donne per <condizionare> la loro “scelta” di maternità, ignorando che i consultori sono stati inventati e fondati dalle femministe per offrire alle donne occasioni di socialità e di informazione, da donna a donna, ciascuna con la esperienza propria di vita familiare e professionale.

C’è da aggiungere, come viene sottolineato da tutte, che alla fine, con la “grande politica” economica e finanziaria che sempre incalza, i consultori pur istituiti dalla legge del 1975 non sono mai stati adeguatamente finanziati dallo Stato e dagli enti locali, e sono rimasti in un limbo rispetto alle finalità astrattamente demografiche per le quali sono stati previsti dalla legge.

Chi si affaccia alla “politica” su queste tematiche libertarie proposte ” dal Movimento Femminista nei primi anni settanta sono le donne radicali: Adele Faccio e Emma Bonino che hanno fondato a fianco del partito radicale un consultorio (con finanziamenti privati) che aiutasse le donne a scegliere la maternità, il CISA.

Adele Faccio era una “ragazza madre”, situazione assai difficile a quei tempi, Intelligente, brillante, ironica, coraggiosa, tanto da apparire persino bella. Molte del gruppo l’hanno conosciuta e ricordano la sua “carriera” politica.

Per sostenere l’approvazione della legge contro l’aborto, si era autodenunciata di un reato di aborto mai commesso. Per avere aiutato le donne, aveva subito anche la detenzione a Firenze con il medico abortista Conciani.

Quando è stata liberata, una sua amica l’aveva invitata a parlare in una conferenza con Musatti, patriarca della psicanalisi in Italia, sull’aborto, e aveva introdotto il suo intervento dicendo: “Adesso Adele ci racconterà la sua dolorosa esperienza di detenzione”. Adele aveva preso il microfono con cipiglio e aveva incominciato dicendo: “NO, non è stata un’esperienza dolorosa ma un’esperienza stimolante politicamente e socialmente.

Ho conosciuto donne straordinarie in prigione. Da loro ho imparato quello che una in politica deve fare per la gente...”

Vicini al partito radicale, si sa, erano “Il Mondo” e “l’Espresso”.

Sono i giornali che ospitavano le giornaliste esponenti del pensiero femminista: Anna Garofalo per importanti articoli sul divorzio. Adele Cambria e Giulia Massari che avevano scritto su fenomeni di costume nel boom economico, Vittoria Olivetti che aveva contribuito alla nascita dell’associazione di educazione demografica AIED. Gabriella Parca che si era

fatta un “nome”, sondando le abitudini sessuali delle italiane nel suo libro, 16 tradotto in film da Zavattini “le Italiane si confessano”, fondatrice del consultorio CPD.

Marco Pannella, della corrente della sinistra radicale, nel 1965 aveva assunto la segreteria del partito radicale in crisi, sosteneva le idee espresse dal Movimento delle donne e da altri Movimenti libertari che si occupavano di antimilitarismo, la lotta per i diritti umani, diritto alla libera sessualità anche omosessuale, liberalizzazione almeno delle droghe leggere.

Dava un’impronta assolutamente personale al partito con una critica feroce alla partitocrazia che spartiva il potere. Gli scioperi della fame e i referendum costituivano le armi delle sue battaglie politiche libertarie.

Entrato in Parlamento nel 1976, il movimento radicale dava prova di essersi organizzato come “partito”: cosa che il Movimento Femminista non riusciva/voleva fare.

Nel partito radicale diverse donne si sono trovate a loro agio nelle “politiche” libertarie e per i diritti umani, anche se in ombra rispetto alla personalità di invadente rilievo mediatorio di Marco Pannella.

Pannella definiva polemicamente "ammucchiata" l’amplissima maggioranza parlamentare che approvava le leggi, anche quelle che avevano stabilito riforme sostanziali, nell’ambiguità di compromessi e accordi sotto-banco.

Aveva teorizzato da doppia tessera: partito radicare ed altro partito della sinistra.

Con il sostegno del partito socialista aveva fondato Radio Radicale, la prima emittente nazionale a trasmettere in diretta i dibattiti del Parlamento, i congressi dei partiti politici e delle associazioni sindacali, i più importanti processi penali.

Il partito radicale, proprio per la sua ispirazione culturale, non ha mai avuto seguito di massa, conservando connotazioni tra partito, gruppo di pressione e movimento, fondando ed accogliendo associazioni che si battevano per il riconoscimento dei diritti umani.

Il “Partito radicale transnazionale e politico-transpartito” è, in realtà, una associazione culturale, fondata dal partito radicale italiano, che nel 1995 ha ottenuto lo status consultivo di categoria I, presso l’ECOSOC alle Nazioni Unite.