Modulo creato da J!MatHome
Area riservata
Via della Guastalla, 8. Milano
Tel: 02 861145 - 02 877829 - 3666889683 -3666889681
  • CPD
  • CPD
  • CPD
  • CPD
  • CPD
  • CPD
  • CPD
  • CPD
Home Spazio aperto Pubblicazioni FEMMINISMO E MOVIMENTI FEMMINILI NEI PARTITI POLITICI IN ITALIA - 12
FEMMINISMO E MOVIMENTI FEMMINILI NEI PARTITI POLITICI IN ITALIA - 12 Stampa E-mail

PARTE TERZA - IL MOVIMENTO FEMMINISTA DEGLI ANNI SESSANTA

Capitolo 2 - Chi erano le donne di questo Movimento femminista ?

ELENA
Riemergono i ricordi personali di Lidia e Giuditta.
Ci raccontano negli sessanta donne d’ogni età e di ogni condizioni sociale, si raccoglievano in “collettivi” e in sedi improvvisate, a casa dell’una o dell’altra, per discutere della loro condizione: inventavano momenti di socializzazione originali e politicamente nuovi.

Riemerge il nome del collettivo Gruppo Demistificazione Autoritarismo quello del movimento di liberazione della donna. Capitava che i collettivi si incontrassero con le donne dei partiti e dell’associazionismo femminile degli stessi partiti (particolarmente a sinistra), con fantasia organizzativa. Queste donne mettevano in comune le loro esperienze di vita casalinga e di lavoro e di salute. parlavano di “self help”, autoaiuto. di conoscenza del proprio corpo, di sessualità, di figli, della subordinazione che ogni donna

riteneva di subire in famiglia, nella società, nei partiti.

Nei “collettivi” lo slogan era “Il privato é politico”: il tema della sessualità veniva esposto con una visione nuova, suscitando importanti riflessioni.

In quegli anni cominciavano ad emergere le contraddizioni che avevano creato il “boom” economico, gli squilibri che il “boom” aveva acuito tra nord e sud, la vacuità della corsa al consumismo, del patriarcato che reggeva la famiglia, emarginava i figli illegittimi: drammi individuali che hanno generato mali sociali.

La dialettica tra i partiti era bloccata dalla pregiudiziale comunista, per i legame del PC con l’Unione sovietica.

Rossella ricorda che nel 1963, si era formato il primo governo di centrosinistra quando i socialisti di Nenni hanno rotto con i comunisti e sono entrati “nella stanza dei bottoni”. Ma gli ambiziosi progetti riformatori dei socialisti, erano stati stroncati dal tentato golpe del 1964 dopo una manifestazione della destra con la partecipazione di veterani, feriti ed ex prigionieri di guerra. Moro aveva mediato la ancora poco chiara collusione tra il Presidente della Repubblica Antonio Segni e il generale De Lorenzo e ha costituito il governo Moro 2 al quale non partecipava la corrente socialista di sinistra, "Lombardia" che aveva denunciando l'involuzione conservatrice della politica del suo partito: le riforme della scuola media, delle Regioni, quella urbanistica, avevano sapore di riforme mancate.

La “politica” dei partiti, di quelli che governavano e di quelli che aspiravano a governare da sinistra, era rimasta congelata nell’ordinaria amministrazione e senza dare risposta alle istanze sociali.

L‘America che si era impegnata  nella guerra del Vietnam, ne era logorata: la contestazione interna e nel mondo denunciavamo come la più grande potenza militare tecnologica e finanziaria mondiale non riusciva ad aver ragione d'un popolo che combatteva per la propria indipendenza e libertà.

In questo situazione di crisi mondiale e di immobilismo nostrano scoppia anche in Italia la “contestazione” del 68.



Gli studenti e le studentesse diventavano i protagonisti delle aspirazioni di un grande fermento libertario.

Chiedevano di “trasformare” i rapporti sociali, a partire dal rapporto fra individui e fra generazioni e mettevano in discussione il rapporto di potere dei pochi sui molti. Aspiravano ad un mondo di pace, ad un collettivismo assembleare.

Anche da noi la contestazione era partita dalle Università dove erano entrati numerosi i figli degli operai che studiavano grazie ai sacrifici del padri e delle madri, nella convinzioni che gli studi garantissero ai figli la certezza di un futuro migliore. Coinvolgeva i movimenti cattolici “del dissenso”. C’erano le esperienze delle comunità di base cattoliche che si ispiravano alle aperture del post-concilio e alla enciclica “pacem in terris” di Giovanni XXIII, che aveva posto la distinzione fra “errore ed errante”. I cattolici e non credenti si incontravano/confrontavano usando quasi lo stesso linguaggio aperto al sociale.

Rossella ricorda che gli studenti si associavano agli scioperi dell’ “autunno caldo del ‘69” per un miglioramento delle condizioni di lavoro in fabbrica.

racconta che una studentessa di legge, di buona famiglia, come si diceva allora, aveva incontrato in uno sciopero un aitante, ignorante, operaio di cui si era perdutamente era innamorata. La famigli l’aveva sconsigliata, si era opposta al suo matrimonio civile, Niente da fare! Subito dopo la nascita di un bambino aveva abbandonato il marito con cui non sapeva di che parlare. Non era tornata in famiglia, faceva l’avvocato dei cobas e cresceva il suo bambino, che non conosceva il suo papà.

Al divorzio. non si era nemmeno presentato; non ha mai cercato suo figlio.