Modulo creato da J!MatHome
Area riservata
Via della Guastalla, 8. Milano
Tel: 02 861145 - 02 877829 - 3666889683 -3666889681
  • CPD
  • CPD
  • CPD
  • CPD
  • CPD
  • CPD
  • CPD
  • CPD
Home Spazio aperto Pubblicazioni FEMMINISMO E MOVIMENTI FEMMINILI NEI PARTITI POLITICI IN ITALIA - 7
FEMMINISMO E MOVIMENTI FEMMINILI NEI PARTITI POLITICI IN ITALIA - 7 Stampa E-mail

PARTE SECONDA - LE DONNE DELLA COSTITUENTE

Capitolo 3 - I rapporti delle elette con i colleghi maschi e le altre donne

GIOVANNA
Quando si considerano i rapporti di queste prime donne elette con i loro onorevoli colleghi maschi, emerge da vari aneddoti che gli uomini avevano verso di loro atteggiamenti paternalistici, di diffidenza, ma anche stima.

Loro, le Onorevoli neo-elette, si sono dimostrate consapevoli del loro ruolo e indipendenti dalla critica/protezione maschile.
Per esempio, nel dibattito sull'accesso delle donne in magistratura, quando l'on. Leone (futuro Presidente della Repubblica), che interpretava la posizione della maggioranza del colleghi maschi, pretendeva di escludere le donne perché "troppo emotive e sensibili, per la loro stessa situazione biologica" (sic!), Maria Federici che poi diventerà la prima presidente delle ACLI e Maria Maddalena Rossi, comunista, con abilità hanno fatto mettere ai voti un doppio emendamento: in modo che, bocciato quello della Rossi che esplicitamente stabiliva per le donne il diritto di accesso a tutti i gradi della magistratura, potesse passare quello della Federici che semplicemente sopprimeva il divieto.

Ma bisognerà aspettare sino al 1963, perché sia consentito in Italia anche alle donne di diventare Magistrato, come gli uomini.
Dagli atti della Costituente emerge che la partecipazione femminile è stata dirompente e  significativa, importante per iniziare, anche in Italia, il cambiamento nel rapporto tra i sessi: la politica in generale, la Chiesa, la consuetudine ed anche l’immaginario femminile, la letteratura, il cinema premevano perché le donne restassero a casa ad accudire marito e figli.

Lidia ha portato la cassetta reperita chissè dove, che tutte abbiamo visionato con molto interesse, di quel bel film del 1947, di Luigi Zampa, "L'onorevole Angelina" che ha avuto come protagonista una splendida Anna Magnani. Nei panni di Angelina, popolana di un sobborgo alla periferia di Roma, moglie di un vicebrigadiere di Polizia, madre di cinque figli, guidava le compagne all'assalto dei magazzini dei borsari neri arringava gli sfollati del quartiere inondato, per andare ad occupare i palazzi di un noto speculatore.

Si presentava come capopolo, acclamata, anche dopo una serie di traversie che riguardavano lo sbandamento di un suo figliolo. Avrebbe avuto i voti per "entrare in politica", si direbbe oggi. Ma la morale conclusiva era che, per educare i suoi figli, accettava di tornare a casa, perché quello è il ruolo della donna: “moglie” e “madre”.

Di fronte a questi indottrinamenti, da destra e da sinistra, la presenza della donne nei "partiti" era per così dire "elitaria" e “personale” e sottovalutata dalle altre donne che riponevano più fiducia negli uomini.