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FEMMINISMO E MOVIMENTI FEMMINILI NEI PARTITI POLITICI IN ITALIA Stampa E-mail

Perchè questa storia

In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, e non solo crisi economica ma anche di valori, alcune giovani si sono sono riunite periodicamente con alcune vecchie femministe degli anni sessanta per rievocare e discutere sulla storia del femminismo in Italia ed i suoi rapporti con la politica e le istituzioni.

Una iniziativa che ricalca, con un argomento che riteniamo di particolare interesse, i “gruppi di discussione e confronto”, condotti al CPD dalla compianta Gabriella Guzzi negli anni settanta ottanta.

Quattro giovani studentesse universitarie, Elena-storia, Laura-lettere, Lucia-economia, Giovanna-legge, utilizzando il materiale raccolto e quello che è stato registrato nel corso delle riunioni hanno raccolto in queste pagine la “memoria” di quello che è stato fatto, detto e discusso nel gruppo.

Non si nasconde che per la vastità e la complessità dell’argomento ci sono approssimazioni e considerazioni che possono non essere condivise , ma ci sono i sentimenti delle donne che hanno vissuto quei tempi, delle loro figlie, che danno per scontate le loro “conquiste”, delle loro nipoti, che vivono, magari laureate, la precarietà e  la globalizzazione.

Abbiamo deciso di pubblicare sul nostro sito il lavoro di queste quattro giovani  aperte alle critiche e al confronto: un capitolo alla settimana, in Home page - Spazio Aperto - Sezione Pubblicazioni.

Il comitato di redazione della news CPD

 

 

PARTE I - LA POLITICA I PARTITI E LE ORIGINI DEL MOVIMENTO FEMMINISTA

Capitolo 1 - La politica

INTRODUCE ELENA

Il “gruppo” ha cominciato col chiedersi : “Che cos’è la politica?

E abbiamo constatato che la “politica”, “scienza e arte del governo”, concepita come forma etica superiore da Platone e da Aristotele, trattata dal Machiavelli come scienza a sè, indipendente dalla “morale”. Finalizzata all’esercizio del potere - dei pochi sui molti - è stata in tutte le “civiltà” storiche, appannaggio del sesso maschile.

E comunque gestita al maschile anche dalle donne che, per censo o particolari doti personali, sono arrivate ad essere protagoniste della “Storia”. Qualcuna ha rievocato l’era “matriarcale”, ma è così lontana dalla “Storia”, non sappiamo nemmeno se sia veramente esistita. Si è parlato del valore della maternità: ma questo dato biologico naturale della differenza di genere, se pure vissuto teneramente anche dai maschi (partoriti dalle donne), ha mitizzato la figura materna secondo le regole maschili: “mater matrimonium, pater patrimonium”.

Queste regole hanno anche umiliato e degradato la donna ad oggetto sessuale di piacere per gli uomini al di fuori del matrimonio, ed i figli che ne son nati (figli di p....).

Le donne sono sempre state educate, sin dalla prima infanzia alla subordinazione; in quanto spose e madri al più sono elette “custodi” dei “valori” stabiliti dalle regole maschili da tramandare alle nuove generazioni.

Solo negli ultimi due-trecento anni, forse a partire dalla “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”, di Olympe de Gouges, ghigliottinata nel 1793, si è dipanata quella che è poi stata chiamata la “questione femminile” e cioè le ISTANZE delle donne, come genere, al riconoscimento di una “soggettività” come persona, AL PARI DEI MASCHI.

E’ famosa l’affermazione orgogliosa di Olympe: “Come la donna ha il diritto di salire sul patibolo, deve avere altresì il diritto di salire alle più alte cariche”.

LAURA aggiunge:

C’è chi sostiene che se nelle nostre società occidentali le donne hanno potuto porsi in politica come “SOGGETTO”, e non più come “ALTRO” rispetto agli uomini, ciò è avvenuto quando nel mondo moderno la “politica” si è andata trasformando con la “rivoluzione industriale”. Una rivoluzione che ha sollevato dalla fatica fisica gli uomini con l’uso delle macchine. E difatti è stata abolita la   schiavitù.

La rivoluzione industriale portata dalla rivoluzione scientifica ha determinato una  rivoluzione economica che ha mutato i rapporti di produzione e riproduzione e una rivoluzione ambientale  che va alterando le  condizioni della stessa vita  sul nostro pianeta.

Con la produzione capitalista e le nuove tecnologie, le guerre che riempiono la Storia dell’Umanità, sono cambiate: sino ad aver bisogno più di tecnici che di soldati da mandare al macello; gli armamenti son diventati oltremodo distruttivi, per i popoli, con il pericolo della distruzione del pianeta.

Si sono trasformati anche i rapporti tra le persone “uomo /donna/ bambino” Lo sviluppo capitalistico, incalzato da scoperte che riguardano anche le medicina e la biologia, va trasformando lo stesso concetto di vita umana – di inizio vita, di fine vita, di qualità della vita.

La cosiddetta “emancipazione” femminile segue l’abolizione della schiavitù, indotta dall’avvento delle macchine che sostituiscono la fatica umana. Le donne iniziano a raccontare la “loro” storia in epoca molto recente.

Sono “storie” che si legano alla trasformazioni della società rurale in società industriale e capitalista, quando il “sistema” economico della produzione industriale richiede l’organizzazione del lavoro nelle fabbriche anche con mano d’opera femminile e minorile; quando si è determinata una diversa organizzazione del lavoro anche nelle campagne con l’avvento delle  macchine  agricole, che inducono lo spopolamento  delle campagne  con lo sviluppo delle metropoli.

Il gruppo conclude, un po’ semplicisticamente, che la presenza dei “Movimenti Femminili” nel sistema economico produttivo-riproduttivo industriale, costituisce un importante capitolo che “appartiene” a queste trasformazioni.

Di queste trasformazioni, sconosciute a Palatone e Machiavelli, sono investiti i “partiti” che, nelle società industriali rappresentano le organizzazioni chiave della politica nella società moderna.

Poco a poco, tra traumi e tragedie, la politica viene a riconoscere i “diritti” delle donne e di tutti i nati (da donna)