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FEMMINISMO E MOVIMENTI FEMMINILI NEI PARTITI POLITICI IN ITALIA - 4 Stampa E-mail

PARTE PRIMA - LA POLITICA E LE ORIGINI DEL MOVIMENTO FEMMINISTA

Capitolo 4 - L’ONU e i diritti dell’uomo

LAURA
Il Movimento non si vedeva durante il fascismo e in tempo di guerra. Emerge nel gruppo una considerazione: il femminismo è come un fiume carsico, sgorgato con la civiltà industriale che va profondamente modificando le società, in certi periodi e in certe circostanze scorre sotto terra e non si vede.

Claudia, che è da poco avvocato, dice che ha partecipato ad un convegno di giuriste a Lisbona sul tema “Donne guerra e diritto”. Tra l’altro, in quel convegno avevano ricordato che tra la prima e la seconda guerra mondiale a fianco della Società delle Nazioni femministe americane avevano lavorato per la pace e avevano fondato l’associazione "Women's International League for Peace and Freedom" (Wilpf: Lega Femminile Internazionale per la Pace e la Libertà): Erano Jane Addams che ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 1931 ed Emily Green Balch, che ricevuto il Nobel solo nel 1946 (all'età di settantanove anni, dopo la fine della seconda guerra mondiale).

Queste donne si ponevano nella loro specificità femminile per lottare contro il fenomeno della guerra.Il lavoro di queste donne, poco note, si incontrava con il pensiero pacifista di Gandhi che scriveva il 21 marzo 1929: "Le donne dell'ovest stanno giocando una parte molto importante, se non la principale, nel movimento pacifista".

Ma il pensiero femminista, come quello pacifista di Gandhi, non sono valsi a impedire agli uomini di far scoppiare la seconda guerra mondiale.

Durante quel periodo nero di conflitto premevano drammatici problemi di sopravvivenza per donne uomini e bambini.Le donne, come era già avvenuto nella prima guerra mondiale, negli uffici e nelle fabbriche hanno preso il posto degli uomini richiamati alle armi.


Alla fine della guerra, di fronte ai crimini che la ideologia nazista e fascista avevano commesso, i vincitori non hanno chiesto risarcimenti come era avvenuto alla fine della prima guerra mondiale, ma si sono mobilitati per costruire un nuovo ordine internazionale che sostituisse la Società delle Nazioni che non aveva potuto impedire la guerra.

Forse qualcuno di coloro che nel 1942 avevano partecipato a Londra alla Conferenza dei Ministri dell’educazione dei Paesi alleati, conoscevano, come lo sapeva Gandi, del lavoro per la pace di quelle femministe americane, quando hanno cominciato a dar forma all’idea di una nuova “Organizzazione delle Nazioni Unite” “per l’educazione, la scienza e la cultura”, che contrastasse la guerra.

Lo Statuto dell’ Organizzazione Internazionale delle Nazioni Unite come si sa, è stato firmato finita la guerra, nel 1945. La sede dell’ONU è stata costruita a New York sulle rive dell'East River; il terreno su cui sorge quelle che tutti conoscono come !il palazzo di vetro” è stato acquistato tramite una donazione di 8,5 milioni di dollari da John D. Rockefeller.

A New York, nel 1948, viene siglata dalle Nazioni Unite,  la “Dichiarazione  universale

dei diritti dell’uomo”: universalità di diritti riconosciuta ad ogni “persona”: il diritto alla libertà individuale, il diritto alla vita, il diritto all’autodeterminazione, il diritto ad un’esistenza dignitosa, il diritto alla libertà religiosa con il conseguente diritto a cambiare la propria religione.

Il ruolo dell’ONU nel processo di legittimazione e promozione dei diritti dell’uomo è fondamentale.

Gli Stati membri del Consiglio d'Europa hanno fatto un ulteriore passo firmando a Roma nel 1950 la convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. La convenzione stabilisce che il godimento dei diritti da essa garantiti non è soggetto ad alcuna discriminazione fondata su ragioni di razza, lingua, religione, opinione pubblica, origine nazionale o sociale.

Lidia si sofferma sulla questione: “Diritti dell’uomo” vuole anche dire “Diritti della donna”?  per rammentare che nel dopo-guerra anche la voce delle donne è riemersa, sommessamente e sempre più forte a livello internazionale, oltre che nazionale come vedremo.

Sono rinate in ogni Paese e particolarmente in America ed in Europa molte associazioni femminili professionali, di arti e mestieri, che si mantenevano in rete con analoghe associazioni in ogni continente, Non poche, come ONG - Organizzazioni Non Governative - sono state accreditate organi consultivi all’ONU, e hanno portato alla ribalta “politica” internazionale la questione femminile.

Queste associazioni hanno fatto sentire la loro voce per promuovere pari diritti e pari opportunità tra uomo e donna, in tutto il mondo. Attraverso il loro paziente lavoro, alla fine degli anni ‘70, l’Assemblea Generale dell’ONU ha riconosciuto alle donne, con la “Convenzione per l’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione contro le Donne” (CEDAW), non solo i diritti umani riconosciuto ad ogni “persona”, ma specifici diritti come genere femminile nella diversità biologica rispetto al genere maschile.

Specificamente, il diritto alla salute riproduttiva, il diritto alla protezione contro la violenza sessuale, il diritto all’istruzione a al lavoro con parità di retribuzione “a parità di lavoro”. UNIFEM è il fondo delle donne in seno alle Nazioni Unite. Fornisce assistenza finanziaria e tecnica ai programmi innovativi e strategie per favorire l'emancipazione delle donne e la

parità nella differenza di genere. Debora che è maestra d’asilo, induce il gruppo a porsi un’altra domanda: “I bambini, maschi e femmine, che nascono dalle donne, quali diritti? E ci pone questa domanda perché sono stati discriminati dalle leggi i figli, così come erano discriminate le loro madri: ai bambini che nascevano al di fuori delle “regole” maschili, la legge del padre non concedeva diritti.

L’attenzione per i bambini e i loro bisogni affettivi, non appartiene alle dinamiche politico-legislative della civiltà maschili: Russeau aveva lasciato morire i suoi figli illegittimi in brefotrofio.

E tutte ricordiamo dei bambini abbandonati nella ruota dei conventi alla benevolenza della beneficenza, perché illegittimi, indesiderati, malati o handicappati, destinati per lo più a morire per l’abbandono.

La “storia” dei diritti dei bambini è molto recente, segue la storia dei diritti delle donne.
Tutte sappiamo che esiste il fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia UNICEF, creato nel 1946 per fornire cibo di emergenza e assistenza sanitaria ai bambini dei Paesi devastati dalla guerra. Nel 1953 UNICEF è diventato parte integrante delle Nazioni Unite. Fornisce assistenza umanitaria ai bambini dei Paesi in via di sviluppo. Ha ricevuto il premio Nobel per la pace nel 2006..

Sul piano dei diritti, il 20 novembre del 1989 l’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato a New York la “Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo” (entrata in vigore in Italia nel 1991).

La convenzione vuole imporre agli Stati. che tradizionalmente legiferano per gli adulti, di ascoltare i bisogni del fanciullo alla sua crescita e di tradurli in diritti protetti dalla legge.

Coniugare il diritto alla salute riproduttiva delle donne (che percorre la strada del potere decisionale delle donne sul proprio corpo), al diritto del bambino ad una nascita desiderata, ad una crescita armoniosa, è la sfida che ci ha lasciato il secolo scorso.

Un l’obiettivo che tutte le donne del gruppo considerano impostato dalla filosofia del “Movimento delle Donne”.