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FEMMINISMO E MOVIMENTI FEMMINILI NEI PARTITI POLITICI IN ITALIA - 2 Stampa E-mail

PARTE PRIMA - LAPOLITICA E LE ORIGINI DEL MOVIMENTO FEMMINISTA

Capitolo 2 - Le prime rivendicazioni delle donne nelle società occidentali

GIOVANNA
Mano a mano che avanza il processo di industrializzazione, nei nostri Paesi occidentali le donne delle classi agiate si trovano imbavagliate da leggi di che le rendono subordinate al padre, al marito, al fratello, e persino ai figli maschi, “incapaci” di disporre del proprio patrimonio.

Mentre le leggi hanno lasciato campo libero allo sfruttamento di donne e fanciulli nelle fabbriche.

Nasce in questo contesto un associazionismo femminile laico e borghese che mira a por fine a queste discriminazioni e si pone anche il fine della protezione degli oppressi e sollevando il problema “politico” dei diritti di ogni persona.

“Essere donna” ha costituito il tratto unificante, tra questo l’associazionismo femminile di stampo assistenziale e le rivendicazioni delle donne nel movimento operaio, in una azione comune per rivendicare una serie di riforme che si sono mosse con intendimento di proteggere la donna, identificata come soggetto debole assieme ai fanciulli.

Le donne borghesi lottavano anche per avere il diritto di decidere di se stesse nel matrimonio e nel lavoro. Rivendicavano di poter diventare protagoniste come gli uomini della “politica” intesa come governo della cosa pubblica. Ad iniziare dal diritto di voto.

Ricordiamoci che anche per i maschi i diritti politici, ed im primis, il diritto al voto universale nell’Italia unificata è stato raggiunto progressivamente, superando il voto di censo che escludeva gli analfabete e coloro che non raggiungevano un certo reddito.

ELENA aggiunge:

Storicamente, è con l’industralizzazione che la “politica” vede protagonisti i partiti politici, che nascono in Inghilterra nel secolo XVII/XVIII.

Si affermarono come associazioni organizzate territorialmente con il fine di ottenere il governo della cosa pubblica, ricercando il consenso attraverso il voto, con programmi definiti.

Nell’Italia riunificata, le prime elezioni politiche si sono tenute nel 1861: gli elettori erano meno del 2% dei cittadini. Chiaramente il sistema che stabilisce chi vota e come si vota è determinante per il successo elettorale di un partito. Con l’unificazione, c’erano in campo la “destra storica” - cavouriana/ risorgimentale - che ha governato con pugno di ferro sulla povera gente. C’era da adeguare la legislazione degli stati unificati a quella Piemontese. La sinistra storica con base popolare liberal progressista -  succeduta alla “destra”- si rifaceva alle idee mazziniane e garibaldine .

Il primo partito di massa in senso moderno è stato il Partito Socialista Italiano fondato nel 1892, coniugando in sé l'esperienza socialista di ispirazione riformista e quella marxista.

Il partito si poneva a difesa dei diritti dei lavoratori, incanalando nella sua organizzazione le lotte sociali.

Pochi anni dopo la costituzione del partito socialista prende forma il Movimento dei cattolici, prima con la Democrazia Cristiana Italiana di don Romolo Murri, poi con il “Partito

Popolare Italiano” fondato da don Luigi Sturzo nel 1919.

Una complessa discussione all’interno del gruppo porta a considerare che rispetto al partito socialista che proponeva la fiera e rivoluzionaria rivendicazione dei diritti degli sfruttati. il partito cattolico con il sentimento religioso della carità cristiana, mirava ad un equilibrio sociale tra ricchi e poveri,

Ma alla fin fine, la nascita del PPI ha consentito i cattolici italiani di organizzarsi per partecipare attivamente alla vita politica italiana, dopo i lunghi decenni di assenza pubblica a causa del “non expedit” cioè il divieto vaticano a partecipare alla politica dello Stato italiano, a seguito alla conquista di Roma che ha completato l'unificazione nazionale e ha chiuso con il potere temporale dei Papi.

Dunque, possiamo ritenere che dopo l’unità, poco a poco, i partiti di massa contrapposti, cattolici e socialisti, definiscono i propri obiettivi e la propria ideologia attraverso strategie che aggregano gli interessi in domande politiche.

Le associazioni delle donne avevano idee totalizzanti ed utopistiche, come dimostra questo manifesto:

La politica si occupa sporadicamente della emancipazione delle donne che protestano per la loro subordinazione. Anche in Italia:: nel 1919, viene abolita l’autorità maritale. Passo dopo passo le donne ottengono di essere ammesse alle università, possono rivestire ruoli professionali, di avvocato, di medico, ma non hanno diritto di voto.

Per le donne del popolo, le operaie, viene tutelata la maternità nei posti di lavoro delle fabbriche. Per questo sono identificate come soggetti deboli al pari dei fanciulli, se un giornale dei lavoratori, come l’Avanti scrive che era necessaria e benvenuta questa legge a significare che “le donne, deboli di per sè, hanno bisogno di protezione” sottolinea Betti, che aggiunge: Erano comunque le donne della borghesia, quelle che avevano studiato, che all’indomani dell’Unità si battevano per quella che veniva detta la “emancipazione” femminile, che portavano avanti il discorso del riconoscimento di diritti alle donne, al pari degli uomini.

Ricordiamo i nomi di Anna Maria Mozzoni, Carlotta Clerici, Linda Malnati ed Emilia Mariani la stessa Kulischof e tante altre.