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I CUSTODI DEL LIBRO Stampa E-mail

Beat edizioni -2010 - pag. 412 Euro 9

Recensione di Marina Mariani dal libro
di Geraldine Brooks

Titolo originale:” People of the Book” 2008

Il romanzo trae ispirazione da una vera storia del codice ebraico noto come Haggadah di Sarajevo, anche se gran parte della trama e tutti i personaggi sono immaginari. Quello che appartiene al reale e alla storia con la “s” minuscola: quella fatta dalla gente che quotidianamente la vive, sono i due salvataggi del libro avvenuti in tempo di guerra sempre all’interno del secolo scorso ma in periodi differenti.

Solo al termine della guerra di Bosnia (01.03.1992-14.12.1995) si venne a sapere che un bibliotecario musulmano, Enver Imamovic, aveva salvato l’Haggadah di Sarajevo dai bombardamenti, nascondendolo nel caveau di una banca. Non era la prima volta che il libro ebraico veniva salvato da mani musulmane. Già nel 1941, Devis Korkut, insigne studioso di islamistica, lo aveva tratto in salvo portandolo fuori dal Museo d’Islamistica di Serajevo per sottrarlo alla distruzione decretata dal generale tedesco Johann Hans Fortner.

Il manoscritto fu occultato in una moschea sulle montagne per poi riapparire alla fine della Seconda guerra mondiale. Tra questi due fatti storici accertati si intrecceranno persone, drammi, amori e colpi di scena degni di un giallo alla Fred Vargas. La scrittura è chiara, puntuale, a volte cruda e diretta a volte ha ali da farfalla e veste i panni della visone, mai il dettaglio è ridondante ma fido maestro nel condurre il lettore lungo un arco temporale che attraversa secoli.

Il racconto si apre sulla primavera del 1996 a Sarajevo e attraverso la voce narrante di Hanna ci troviamo catapultati nella luce cristallina e immobile di una città da poco uscita dalla guerra da questa Sarajevo, e, complici le ali di un insetto saremo immediatamente catapultati in quella del 1940, e poi sarà un correre lungo le scale della storia per arrivare alla Siviglia del 1480. Una fugace ritorno alla primavera del 1996 a Sarajevo per incontrare una Gerusalemme del 2002 prima d’approdare in Australia.

Ogni capitolo è un racconto a se che proietta il lettore in epoche storiche differenti. Ancorati al Libro ci si trova attraversati da passioni umane, drammi psichici, speranze per approdare al nostro frammentario presente. Il Libro nella doppia accezione di romanzo e di testo sacro acquista una sua vita e diventa l’artefice di un grande arazzo, specchio della contemporaneità occidentale mediterranea che non può esimersi di guardare negli occhi il passato prossimo e quello remoto. Passato che a dispetto di ogni credo e o ideologia settaria è intreccio di culture molteplici.

“La dove si danno alle fiamme libri, si finisce per bruciare anche gli uomini” (Heinrich Heine)

Geraldine Brooks nacque nel 1955 nei quartieri ovest di Sydney in Australia, frequentò dapprima il Bethlem College (ad Ashfield, un quartiere di Sydney), un college cattolico femminile dalla caratteristica uniforme viola, e in seguito la Sydney University, ovvero l'Università ufficiale della città, e anche la più antica in Australia. Finita la sua carriera scolastica iniziò come reporter al sydney Morning Herald, un quotidiano tra i più letti in Australia (e curiosamente il più antico del paese, proprio come l'Università da lei frequentata).

In seguito conseguì un master in giornalismo, che la portò a lavorare  per il Wall Street Journal, dove nel 1990 ottenne un premio per il miglior servizio di giornalismo dall'estero,  grazie al suo lavoro  di inviata in Africa, nel Medio Oriente, nei Balcani e sopratutto nel Golfo Persico. In seguito lavorò anche per il New York Times e per il Washington Post, sempre come corrispondente di guerra. E' sposata con il giornalista Tony Horwitz, per il quale si è  successivamente convertita al giudaismo e con cui ha un figlio di nome Nathaniel. Tuttora vive in Virginia, negli Stati Uniti.
(fonte wikipedia)