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Home Rubriche Ginecologia I BENEFICI DEL PESCE NELLO SVILUPPO FETALE
I BENEFICI DEL PESCE NELLO SVILUPPO FETALE Stampa E-mail

Dott.ssa Roberta Mombelli
Specialista in Ginecologia e Ostetricia

Gli acidi grassi omega-3 appartengo
no ad una categoria di acidi grassi poliinsaturi.
Essi sono definiti essenziali perchè l'organismo umano non è in grado di produrli autonomamente e pertanto devono essere introdotti con la dieta.
Le fonti nutrizionali di acidi grassi omega-3 sono essenzialmente gli olii di alcuni pesci (salmone, pesce spada, tonno, sgombri, sardine, aringhe) e fonti vegetali quali i semi di lino, i legumi, le noci, l'olio di soia.

I principali acidi grassi poliinsaturi omega-3 sono: l'acido alfa-linolenico (ALA), l'acido eicosapentaeonico (EPA) e l'acido docosaexanoico (DHA).Il DHA è fondamentale per il corretto sviluppo e funzionamento del nostro Sistema Nervoso, in particolare per un ottimale sviluppo visivo e cognitivo.Le membrane fotorecettoriali della retina contengono un'alta percentuale di DHA (circa il 60%) suggerendo un profondo coinvolgimento di questa sostanza nella funzione visiva. I bambini nascono con un sistema visivo solo parzialmente formato  e durante il primo anno di vita la situazione migliora rapidamente. Studi condotti su uomini e animali hanno evidenziato che la carenza di DHA nella dieta determina una riduzione dell'acuità visiva che è dovuta non solo a modificazioni della retina ma anche del cervello.

Diversi studi internazionali hanno valutato gli effetti del DHA sul sistema visivo in crescita e hanno dimostrato che i livelli del DHA nel latte materno e nel latte formula supplementato con DHA sono positivamente correlati allo sviluppo visivo dei bambini nati a termine.
Le concentrazioni di DHA del cervello umano sono di gran lunga superiori a quelle ematiche; il DHA nel cervello
svolge un ruolo chiave per la crescita e la funzione del tessuto nervoso.
Una ridotta concentrazione di DHA nel cervello durante lal vita fetale si evidenzia successivamente in un ridotto sviluppo neuronale, in deficit della neurotrasmissione, in deficit neurocognitivi e alterazioni del comportamento, nel senso di maggior ansia, aggressività e depressione.

Il suo accumulo inizia in utero, negli ultimi mesi di vita fetale e nei primi 2-3 mesi di vita, fino al termine del secondo anno. Di conseguenza il feto ha necessità di omega-3, in particolare di DHA, sopratutto negli ultimi tre mesi di gravidanza , quando nuove cellule cerebrali vengono generate ad un ritmo di oltre 250.000 cellule nervose al minuto.

Il "Ritardato Accrescimento Intrauterino" (IURG), è stato relazionato ad un basso livello di di acidi grassi poliinsaturi nel sangue fetale. Secondo alcuni studi epidemiologici, le donne in gravidanza che consumano grandi quantitativi di omega-3 hanno un tasso di nascite premature (causa di problemi fisici e neurologici, come la difficoltà di apprendimento) inferiore alle altre, e pesi neonatali conseguentemente più elevati.
Le gravidanze gemellari o le gravidanze singole ripetute a breve distanza l'una dall'altra creano una condizione di relativa carenza e una maggiore necessità di DHA.
Da questa constatazione nasce la recente pratica di integrare l'alimentazione della gestante e della nutrice con DHA, al fine di garantire il corretto sviluppo del tessuto cerebrale, dell'acuità visiva e delle capacità cognitive del feto e del neonato.Molte aziende specializzate nella produzione di latte aggiungono DHA ai loro prodotti per avvicinarne la composizione al latte umano. Il latte formula di un tempo non conteneva DHA, se non in minime quantità.

Le diete moderne sono carenti di DHA ed in particolare in gravidanza. Se la dieta della gravida contiene poco DHA le scorte materne che si sono formate prima della gravidanza si ridurranno gradualmente anche a causa dell'aumentato fabbisogno. Le donne in gravidanza e anche quelle in età fertile o con desiderio di prole andrebbero, pertanto, indirizzate ad una dieta bilanciata contenente 1-2 porzioni di pesce grasso alla settimana.Il modo migliore per aumentare i livelli ematici di DHA durante la gravidanza e l'allattamento al seno è quello di supplementare la mamma con almeno 200 mg/die di DHA da olio di pesce ad elevata purezza. L'assunzione isolata di DHA offre maggiori garanzie di stabilità del prodotto e riduce il rischio di interazioni con altre sostanze (raccomandazioni FAO e Istituto Superiore della Sanità).