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Considerazioni di Anna, una “ragazza” quarantenne che vive in famiglia.

Nonna Amalia, femminista degli anni sessanta, ha lanciato ai giovani, in questo tempo di crisi, un messaggio contro i consumi.

 

Io, che ho quarant'anni, rispetto a lei mi ritengo giovane e aggiungo, alle sue considerazioni, le mie.

Comincio con la riflessione che la vita si è allungata, e la gioventù anche.

Una volta i figli degli operai andavano a lavorare bambini; adesso i figli degli operai come me, spesso studiano fino alla laurea. E i genitori operai sono orgogliosi di aver mantenuto agli studi i figli.

Gli operai della generazione che ci ha preceduti, avevano conquistato la stabilità del posto di lavoro. E si erano comprati la casa con mutui agevolati “per i figli”: certo, in un quartiere periferico, grazie alla speculazione, in casermoni tutti uguali. Ma la casa c’è ed è abbastanza spaziosa da continuare ad ospitare anche noi. E noi, figli, ci stiamo bene.

Siamo stati sin da ragazzi, abbastanza liberi - per certi benpensanti, troppo! Anche le “brave” ragazze, come sono stata io, senza vergogna e senza timore di maternità indesiderate, han potuto godersi la compagnia di amici anche intimi. E si sono risparmiate il “dovere” di andare “spose” a vita di un compagno - padrone.

E la maggior parte di noi ha fatto buon uso della “libertà”.

Allora, un po’ di razionalità, caro ex ministro, che pure governavi da “sinistra”.

Perché ci disprezzi se non lasciamo i nostri genitori? In attesa di ricoverarli nelle RSA (residenze sanitarie anziani), che sono state costruite “a go go”, con i soldi del welfare sanitario, per far ricco qualcuno?

Nella casa dei genitori, noi figli stiamo bene, ed i genitori anche: non abbiamo bisogno di essere manipolati o peggio, di essere messi in torto.

Grazie a quello che hanno conquistato i nostri genitori, bando alle colpevolizzazioni gratuite:

- i “giovani” iniziano a lavorare, se trovano lavoro, in età matura, dopo aver “studiato”;

- il clima di casa può essere libero e sereno e solidale, se c’è abbastanza spazio (e razionalità di tutti: genitori e figli);

- e se i figli si sposano e hanno figli, hanno ancora bisogno dell’aiuto dei santi nonni, che ne sono ricambiati vedendo crescere i nipotini;

- insieme, pagando una sola casa, genitori figli e nipoti, possono affrontare anche la crisi.

Ma non ci dire, “governo ladro”, che dobbiamo “consumare”.

Consumare che cosa? Vestiti “italian style”, cibi fuori stagione importati da terre lontane, auto e televisioni con quei bei (?!?) programmi di esibizioni laide e di soldi facili, che han fatto la fortuna di qualcuno che ha cercato di addormentare i cervelli?

Per quanto mi riguarda, sto imparando da mia mamma i vecchi “risparmi” che mia mamma aveva imparato dalla sua.

E, così - mentre i grandi della terra vivono per godersi i bagni di folle anonime e manipolate, proteggendo e godendo le ricchezze di carta dei furbacchioni - c’è un popolo come me, sempre più numeroso, che sta riciclando ogni risorsa, e si può permettere anche qualche evasione: libri, teatro, ballo, viaggetti “last minute” e un ricco pranzo di Natale, che da sempre a casa mia è servito anche per la settimana che segue (prima che lo dicessero i grandi cuochi in TV).

Eccovi una serie di ricette che derivano a cascata, dal lesso per il brodo dei “tortellini” di Natale, di tradizione bolognese:

1) lesso in terza (cioè con tre tipi di carne: manzo, testina di vitello, petto di pollo), che - salato a puntino - bollirà lento, lento, possibilmente vicino al fuoco, con profumi di carote, sedano, cipolla, qualche pomodorino;

2) le cartilagini del manzo lessato a lungo, si staccheranno da sole, e messe in una tazza con un peso sopra: diventeranno, a freddo, una massa unica che si affetta e si condisce con cipolline tagliate sottili (messe per mezz'ora in acqua fredda per perdere l'afrore), sugo di limone o aceto, poco olio e prezzemolo trito, una puntina di aglio. Ed ecco diventano una bella insalata, per il giorno dopo;

3) i nervetti della testina di vitello (meglio se ci resta attaccata un po' di carne: “gnervitt”), a loro volta pressati, si possono affettare alti mezzo centimetro; ritagliati a bastoncini, possono essere impanati e fritti come cotolette alla milanese, e serviti con spicchi di limone;

4) col petto di pollo si può fare uno squisito tonnato, affettandolo sottilmente a freddo e mettendoci sopra la salsina (non comprata, ma triturando finemente col mixer il tonno di una scatoletta, con un po’ di brodo olio e limone e l’aggiunta di un paio di acciughe);

5) e se avanza un po’ di brodo dei tortelli si può aggiungere dell’acqua e un bel dado, per fare il risotto alla milanese con lo zafferano.

Buon appetito!

E non ci vuole nemmeno molto tempo, basta saper conservare, per adoperare al momento giusto.

Ecco, cara nonna Amalia, le piccole soddisfazioni (non consumistiche) mie e di altri “giovani”.