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PAPILLOMAVIRUS UMANO Stampa E-mail

Dr.ssa Roberta  Mombelli 
Specialista in Ostetricia e Ginecologia

Il carcinoma della cervice uterina continua a rappresentare un importante problema sanitario: a livello mondiale è il secondo tumore maligno della donna, con circa 500.000 nuovi casi stimati nel 2002, l’80% dei quali nei Paesi in via di sviluppo.
In Italia si verificano ogni anno circa 3500 nuovi casi di carcinoma della cervice uterina e 1500 decessi. Esistono tuttavia rilevanti differenze geografiche di incidenza del carcinoma cervicale, legate soprattutto alla diversa diffusione di programmi di screening organizzati per la sua prevenzione. Infatti, nelle nazioni che hanno avviato programmi di screening organizzati basati sull’offerta del Pap-test alle donne di età compresa tra i 25 ed i 65 anni, si è assistito nelle ultime decadi ad un importante decremento dell’incidenza di questa neoplasia.
Il carcinoma cervicale è il primo cancro a essere riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come totalmente riconducibile ad una infezione. Il carcinoma della cervice è infatti causato dall’infezione genitale da HPV. L’ipotesi di una correlazione tra infezione genitale da Papillomavirus umano (HPV) e neoplasia cervicale è stata formulata per la prima volta agli inizi degli anni ‘80 dal virologo tedesco Harold Zun Hausen e successivamente confermata da numerosi Autori nel corso degli anni successivi.

Grazie all’introduzione di tecniche di biologia molecolare si è dimostrata la presenza dell’HPV-DNA nella quasi totalità dei carcinomi della portio. Pertanto, al momento attuale, l’HPV si configura come uno degli agenti più importanti nella cancerogenesi umana: il rischio relativo di sviluppare il carcinoma della portio nelle portatrici di HPV ad alto rischio è superiore a quello conosciuto per l’interazione tra fumo di sigaretta e cancro del polmone. Il virus del papilloma umano o HPV ( dall’inglese Human Papilloma Virus) è un virus appartenente al gruppo dei papovavirus, che si replica esclusivamente nella cute e nelle mucose.
A tutt’oggi sono stati identificati oltre 120 genotipi di HPV che infettano l’uomo e, tra questi, 40 sono associati a patologie del tratto anogenitale, sia benigne che maligne. I diversi tipi di HPV vengono infatti distinti in basso e alto rischio di trasformazione neoplastica. I genotipi a basso rischio sono associati a lesioni benigne come i condilomi anogenitali, mentre quelli ad alto rischio sono associati al cancro cervicale oltre che ad altri tumori del tratto anogenitale, come per esempio il carcinoma del pene, della vulva, della vagina e dell’ano. I genotipi virali ad alto rischio più frequentemente implicati nel carcinoma cervicale sono il 16, cui vengono attribuiti circa il 60% di tutti i casi di questa patologia neoplastica, seguito dal 18, responsabile di circa il 10% dei casi. Pertanto, complessivamente, circa il 70% di tutti i carcinomi cervicali sono associati alla presenza di HPV 16 o 18.

L’infezione da HPV è la più comune tra le malattie sessualmente trasmesse, si stima infatti che oltre il 75% delle donne sessualmente attive si infetti nel corso della propria vita con un virus HPV, con un picco di prevalenza nelle giovani donne fino a 25 anni di età. Il rischio di contrarre il virus quindi aumenta con l’aumentare del numero dei partner sessuali. L'uso del profilattico non sembra avere azione protettiva completa in quanto l'infezione è spesso diffusa anche alla cute della vulva e perineo. Per quanto non sia dimostrata una possibilità di contagio diversa da quella sessuale, mediante oggetti che siano venuti a contatto con persone infette (ad esempio biancheria), questa non può essere esclusa. La storia naturale dell’infezione è fortemente condizionata dall’equilibrio che si instaura fra ospite e agente infettante.

Esistono infatti tre possibilità di evoluzione dell’infezione da HPV: regressione, persistenza e progressione. La maggior parte delle infezioni da HPV (70-90%) è transitoria, perché il virus viene eliminato dal sistema immunitario prima di sviluppare un effetto patogeno entro 12-24 mesi. In particolare, è stato documentato che, a distanza di 18 mesi dall’infezione, l’80% delle donne era HPV negativa. La persistenza dell’infezione virale è invece la condizione necessaria per l’evoluzione verso il carcinoma. L’acquisizione di un genotipo virale ad alto rischio aumenta la probabilità di infezione persistente. In questo caso, si possono sviluppare lesioni precancerose che possono poi progredire fino al cancro della cervice. La probabilità di progressione delle lesioni è correlata anche ad altri fattori, quali l’elevato numero di partner sessuali, il fumo di sigaretta, l’uso a lungo termine di contraccettivi orali, e la co-infezione con altre infezioni sessualmente trasmesse. Generalmente il tempo che intercorre tra l’infezione e l’insorgenza delle lesioni precancerose è di circa cinque anni, mentre la latenza per l’insorgenza del carcinoma cervicale può essere di decenni. Per questo, la prevenzione del carcinoma è basata su programmi di screening, che consentono di identificare le lesioni precancerose e di intervenire prima che evolvano in carcinoma.

L’infezione da HPV è asintomatica nella maggior parte dei casi. Le manifestazioni patologiche dell’HPV variano secondo le caratteristiche dei distretti anatomici interessati: le lesioni che si sviluppano a livello della cute perineale e perianale e quelle a carico di vulva e vagina sono visibili a occhio nudo e sono denominate condilomi; possono avere l’aspetto di lesioni piane, rilevate o verrucose, di dimensioni variabili, singolo o multiple. A livello del collo dell’ utero solitamente le lesioni da HPV hanno un aspetto piano e non sono visibili ad occhio nudo; talvolta, per essere riconosciute, è richiesto un esame colposcopico e, spesso, sono associate a lesione dispasiche.

Nei genitali e nella regione anale l’HPV trova il miglior substrato ove attecchire e sviluppare; difatti, in questi distretti anatomici il virus trova un terreno favorevole alla crescita, di tipo caldo umido, con abbondanza di sostanze nutritive e un rivestimento mucosale meno resistente.

La zona più facilmente aggredibile dal virus è la giunzione squamo-colonnare del collo dell’utero, dove vengono in contatto le cellule cilindriche del canale uterino con quelle che rivestono l’esocervice; in questa zona, le cellule infette si possono lentamente trasformare in cellule neoplastiche e dar vita ad una neoplasia. Infatti, essendo un virus a DNA, l’HPV riesce ad entrare nel nucleo delle cellule ospiti per trasformarle prima in cellule pre-neoplastiche (nella lesione squamosa intraepiteliale, o SIL, di basso grado e poi di alto grado) e poi in cellule neoplastiche (cancro della cervice).

Essendo l' HPV trasmesso il più delle volte attraverso l' attività sessuale, la prevenzione si basa su un comportamento sessuale attento nel prevenire ogni genere di infezioni. In particolare si raccomanda l' uso del profilattico in occasione di rapporti sessuali con persone infette e in caso di rapporti sessuali occasionali.
Inoltre, per il precoce riconoscimento delle infezioni da HPV e la prevenzione delle lesioni ad esso associate (displasie) è fondamentale un regolare controllo con il Pap-test e, quando necessario, con la Colposcopia.

E' stato recentemente reso disponibile un nuovo vaccino efficace nella protezione verso il virus HPV .