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Home Rubriche Ginecologia LA VACCINAZIONE CONTRO IL PAPILLOMA VIRUS TRA EVIDENZA SCIENTIFICA E PROPAGANDA
LA VACCINAZIONE CONTRO IL PAPILLOMA VIRUS TRA EVIDENZA SCIENTIFICA E PROPAGANDA Stampa E-mail

di Eleonora Cirant (giornalista)

Da febbraio di quest'anno le dodicenni residenti in Regione Lombardia sono chiamate a vaccinarsi gratuitamente contro il papilloma virus, responsabile del tumore del collo dell'utero. La campagna vaccinale, recepita anche dalla nostra Regione, è stata fortemente voluta dal precedente Ministero della salute. Sostenuta da testimonial accreditati nell'opinione pubblica, ha suscitato tanto l'entusiasmo di operatrici e operatori della salute, quanto le aspettative delle giovani donne e dei loro genitori. Ma il vaccino è davvero la panacea contro l'HPV?

Come ha scritto la dottoressa Mombelli su questo sito, «L’infezione da HPV è la più comune tra le malattie sessualmente trasmesse, si stima infatti che oltre il 75% delle donne sessualmente attive si infetti nel corso della propria vita con un virus HPV, con un picco di prevalenza nelle giovani donne fino a 25 anni di età. Il rischio di contrarre il virus quindi aumenta con l’aumentare del numero dei partner sessuali». Ecco perché si è deciso di vaccinare le dodicenni, intervenendo prima dell'inizio dell'attività sessuale. Aver contratto il virus è condizione necessaria ma non sufficiente allo sviluppo del tumore, che rappresenta il 2% di tutti i tumori femminili. Come scrive Mombelli, «nella maggior parte delle infezioni, il virus viene eliminato dal sistema immunitario prima di sviluppare un effetto patogeno entro 12-24 mesi. In particolare, è stato documentato che, a distanza di 18 mesi dall’infezione, l’80% delle donne era HPV negativa».

L'esito dell'infezione è dunque variabile e soggettiva. Per questo è importante lo screening periodico attraverso il pap-test, che permette di monitorare lo stato delle cellule della cervice. Una delle obiezioni alla campagna di vaccinazione di massa ha in questa affermazione il proprio fondamento. Michele Grandolfo, epidemiologo dell'Istituto superiore di sanità e responsabile del Reparto Salute della donna e dell'età evolutiva, sottolinea come effetto collaterale della vaccinazione sia «l'induzione di un senso di sicurezza che può diminuire l'accettazione del pap-test, la cui offerta attiva può drammaticamente decadere per la restrizione delle risorse ivi allocate a causa del gravosissimo impegno per la vaccinazione». Ci si chiede cioè se i 60 milioni di euro profusi a livello nazionale per somministrare il vaccino non sarebbero meglio utilizzati in campagne per l'offerta attiva del pap test. Stando ai dati forniti dalla Regione Lombardia, ad esempio, solo sei ASL hanno attivato programmi di screening che prevedono l'invito ogni tre ani alle donne residenti in età compresa fa i 25 e 64 anni. Si stima che solo il 35% delle donne effettui l'esame triennale, ben al di sotto dei livelli raccomandati (85%). Infatti nella stessa delibera che avvia il programma di vaccinazione, la Regione dichiara l'intenzione di mettere in atto strategie per favorire l'accesso ai servizi da parte di chi ha maggiore difficoltà.

Altri dubbi riguardano l'efficacia del vaccino rispetto all'obiettivo di ridurre l'incidenza del tumore. Un dossier della rivista Medico e bambino esamina tutti gli studi clinici pubblicati in materia, in particolare 3 analisi comparative di diversi studi (di cui solo una è realizzata da un'agenzia non collegata alle multinazionali produttrici). «Non si sa» è la risposta alla domanda su quale sia l'efficacia della vaccinazione in termini di riduzione del tumore della cervice uterina. Commentando i dati, le autrici del dossier evidenziano che «l'efficacia vaccinale relativa ad esiti forti – cioè appunto nell'arrestare lo sviluppo del tumore - è al momento ancora da dimostrare. E' probabilmente una questione legata al tempo; questi studi hanno periodi di follow up ancora troppo brevi rispetto ai tempi medi di sviluppo del cervicocarcinoma».

Significa che le dodicenni coinvolte nella campagna stanno sperimentando l'efficacia del vaccino sulla propria pelle, e che i risultati di questa sperimentazione saranno disponibili solo a distanza di anni. Dati i limiti delle conoscenze a disposizione la Finlandia, dichiarando che «è meglio evitare di tirare a indovinare», ha preferito pianificare uno studio di popolazione su 22 mila adolescenti volontarie, i cui risultati saranno disponibili nel 2020. In Italia, l'ex Ministero della salute (il nuovo governo ha abolito questo ministero, accorpando la sanità a welfare e lavoro), ha predisposto un piano di ricerca collegato alla campagna vaccinale, cui la regione Lombardia ha aderito aggiungendo un ulteriore progetto di ricerca, coordinato dall'Ospedale Sacco, da definire entro il 30 giugno.

Non solo il vaccino non protegge da tutti i ceppi virali, ma la sua efficacia non è dimostrata neppure su quelli per cui è stato programmato. Infatti di papilloma virus esistono quasi un centinaio di ceppi. I vaccini sul mercato, prodotti da Glaxo SmithLine e Merck, intervengono su alcuni di essi: HPV 6,11,16 e 18. Al tipo 16 e il tipo 18 sono associati il 70% circa di tutti i carcinomi cervicali. L'efficacia contro le lesioni associate al tipo 16 è del 93.3%, mentre nessuna efficacia è evidente per il tipo 18.
Secondo l'Istituto Mario Negri, il vaccino «non possiede caratteristiche tali da essere posto fra le vaccinazioni obbligatorie, perché non rientra fra le azioni prioritarie per la sanità pubblica. Questo non toglie che il vaccino possa essere comunque valido per singoli casi». La nota dell'Istituto Mario Negri elenca i motivi di questa affermazione, tra cui il fatto che il vaccino copre solo il 65% delle infezioni, garantisce un'immunità di 5 anni e sono già stati messi a punto vaccini più efficaci che arriveranno a coprire più del 95% dei genotipi HPV associati al tumore del collo dell'utero. Inoltre «si dovrebbe prendere in considerazione l'utilità di vaccinare i maschi». Già, perché a vaccinarsi devono essere solo le ragazze? E' quello che, interpretando il pensiero di molte, si chiede anche una giovane lettrice di Aidos news sull'ultimo numero della rivista.


I lati oscuri non finiscono qui, poiché i virus hanno il brutto vizio di mutare. Neutralizzare i tipi HPV 6,11,16 e 18 potrebbe a lungo termine causare l'emergere di infezione da parte degli altri genotipi e non è prevedibile se negli anni il virus HPV subisca mutazioni tali da cambiare la relativa virulenza dei vari tipi.
E' lo stesso timore di Grandolfo, che nel documento “Priorità e scelte in sanità pubblica, quali criteri ”, sviluppa anche un'analisi critica del modello di intervento sanitario che punta sul vaccino come risorsa determinante nella prevenzione a discapito metodi più efficaci come lo screening di massa e l'aumento della consapevolezza delle donne e degli uomini circa il proprio corpo e le condizioni ambientali in cui si vive. Grandolfo osserva come la scomparsa di alcune malattie terribili, come il vaiolo ad esempio, abbia «contribuito all'enorme credito che i vaccini hanno nell'opinione pubblica, tanto da considerarli auspicabili toccasana, mettendo in ombra il formidabile contributo della profilassi non immunitaria» che è volta appunto a migliorare le condizioni ambientali, sociali e culturali.
Come prescrive la Carta di Ottawa, promuovere la salute significa aumentare la capacità delle persone di essere soggetti attivi e non passivi rispetto ai fattori che la determinano. In questo modello di empowerment, la sanità pubblica ha il compito di ridurre gli effetti delle diseguaglianze sociali, predisponendo anche informazioni adeguate ad una scelta libera e responsabile e veicolandole attraverso l'offerta attiva. Il/la professionista deve saper ascoltare i bisogni della persona ed aiutarla ad esprimerli, con rispetto, gentilezza, empatia e comprensione, favorendo da parte del/la paziente quella consapevolezza e competenza che troppo spesso sono vissuti dal medico come una minaccia al proprio operato. Tenetelo a mente la prossima volta che avrete a che fare con un “camice bianco”, e nel caso che vi proponga un vaccino per l'Hpv avrete da rivolgergli non poche domande.

Simona Di Mario, Marcello Bergamini, Daniela Spettoli, Vittorio Basevi, Nicola Magrini, “Il vaccino contro il papillomavirus umano: efficacia dichiarata ed efficacia dimostrata”, in: Medico e bambino 9/2007.