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TFR e pensioni prossime venture Stampa E-mail

Una discriminazione istituzionalizzata verso le donne!
di A. Scarano

Il sistema previdenziale italiano é stato profondamente mutato dalla riforma Dini (con qualche anticipazione del governo Amato) e successivamente dalla riforma Maroni. Le donne saranno piuttosto penalizzate dal nuovo regime contributivo. Chi ha la curiosità di leggere saprà perché!
Entro il 30 giugno tutti i dipendenti privati vengono invitati, o meglio "fortemente pressati" a suon di spots pubblicitari, a confermare per iscritto se vogliono che il tfr sia lasciato in azienda (presso un fondo riservato dell'INPS, se l'azienda ha più di 50 dipendenti). Possono optare per un fondo chiuso (fondo di categoria) ovvero per un fondo aperto (bancario/assicurativo) o per un Pip (piano individuale pensionistico).
Se i lavoratori/lavoratrici non si esprimono, lo Stato ha pensato che sia giusto che, d'autorità, i loro soldi del tfr passino ai fondi chiusi (detti anche fondi di categoria o negoziali).
Le parole tecniche con cui si sostanzia la questione, e cioè "negoziale", "chiuso", "aperto, "montante", "commissioni fisse, variabili", "rendita", etc... pongono una oggettiva difficoltà alla comprensione di questa
rivoluzione sociale epocale.

Bisogna innanzitutto dire chiaramente che la legge ha operato una implicita trasformazione di quella che era la liquidazione o tfr (trattamento di fine rapporto). Il tfr era un pezzetto di paga (complessivamente poco meno di un mese all'anno) che il lavoratore/lavoratrice riceveva alla risoluzione del rapporto di lavoro, per far fronte alle esigenze di vita, in attesa di trovare un nuovo posto di lavoro.
Adesso, il tfr, nella nuova veste dopo questa riforma, diventa un "puntello" per integrare la futura, magra, pensione del lavoratore/lavoratrice...
Perde sostanzialmente la tradizionale funzione, acquisendo quella di fondo destinato alla pensione integrativa che verrà erogata alla fine della vita lavorativa.
Questo sostanziale cambiamento di finalità non é comunicato alla società civile in maniera esplicita chiara e trasparente; é una informazione implicita, appena sussurrata, facendo finta o supponendo che il lavoratore/lavoratrice ne conosca esattamente i profili tecnici.
E difatti è il lavoratore/lavoratrice che entro il prossimo mese di giugno deve decidere dove indirizzare il suo tfr!

Del tutto legittimo che un Governo promuova leggi che trasformino, anche sostanzialmente, le regole del gioco delle pensioni.
Ma perchè non essere chiari e trasparenti, ad esempio, cambiando il nome al tfr!
Che dite, potremmo suggerire: "tpplp" ovvero "trattamento puntello per la pensione"?.
Quanto allo specifico delle donne lavoratrici:
Esse avranno pensioni calcolate con la logica contributiva ed erogate secondo il calcolo di una rendita perpetua. Poichè vivono statisticamente di più degli uomini... dovranno mangiare di meno. In media un 30% , e con buona pace dei dettami costituzionali di eguaglianza!

La legge, difatti, ha codificato consuetudini e dati di calcolo con la logica del mondo delle assicurazioni.
Ma perché, invece, non si é predisposta una tabella unica calcolata per la popolazione complessiva (uomini e donne insieme), ci si potrebbe domandare.
No, le tabelle sono due, una per le donne ed una per gli uomini perché così le assicurazioni sono abituate a fare!
Insomma, pare che lo Stato stia abdicando al suo ruolo fondamentale di corretto gestore dei dettami costituzionali, e si appresti a consegnare al mondo bancario ed assicurativo il ruolo di prossimo erogatore delle future pensioni.
Questo comunque é quello che avverrà con le nuove regole per il tpplp (vi ricordate, avevamo ribattezzato il tfr "trattamento puntello per la pensione").
Le nuove norme, insomma, sono insensibili ad una elementare questione di eguaglianza di genere!
La proposta é:
- che si intervenga legislativamente in maniera urgentissima a calcolare nuove tabelle di rendita perpetua in base alle aspettative di vita della popolazione complessiva e dunque non discriminanti per le donne. E queste tabelle devono essere eguali per tutte le compagnie assicurative coinvolte nella previdenza complementare. Il fatto biologico che vivano di più non significa che le donne debbano mangiare di meno. E' una elementare questione di mutualità sociale.
- che si ripensi all'allineamento dell'età pensionabile anche in relazione alle pensioni di reversibilità, che é una questione rilevante su cui la riforma incide.
Infatti al momento della effettiva maturazione della pensione, bisogna scegliere se la pensione sarà o no reversibile, con conseguenti significative decurtazioni, in caso di reversibilità (per il coniuge e per i figli).
Secondo certi calcoli, una decurtazione intorno al 30%

Meditiamo amiche mie, meditiamo e studiamo!

Ancora meglio, focalizziamo insieme le questioni e non stiamo con le mani in mano ad aspettare gli eventi..