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Home Spazio aperto Biblioteca Svezia all’avanguardia - Capitolo XLVI
Svezia all’avanguardia - Capitolo XLVI Stampa E-mail
I gruppi femministi svedesi, che già nel ‘71 erano 45 nella sola Stoccolma, hanno l’abitudine di affrontare problemi concreti, cercandone la soluzione sia sul piano giuridico con nuove leggi, sia sul piano del costume, attraverso un’opportuna opera di propaganda.
Una delle prime campagne è stata quella per la depenalizzazione dell’aborto. Infatti, fino al ‘73 l’aborto era permesso solo per motivi eugenetici e sociali, quando era in pericolo la salute della madre o del nascituro, ed era necessaria l’autorizzazione di una commissione medica, che non sempre la concedeva e in ogni caso sottoponeva la donna a prove stressanti, negandole il diritto di scegliere liberamente. In seguito alla lotta femminista, che ha provocato un vasto dibattito in tutto il paese attraverso la stampa e la televisione, è stata invece varata una legge che consente l’aborto su semplice richiesta dell’interessata entro le prime dodici settimane dalla fecondazione. Superato quel periodo, è necessario presentare un certificato medico e il parere favorevole dello psicologo, che si ottengono abbastanza facilmente fino alla diciottesizna settimana di gravidanza. Oltre tale limite l’interruzione di maternità diventa quasi impossibile, perché è considerata pericolosa per la madre.
Questa legge, che è stata adottata quasi contemporaneamente anche negli altri paesi scandinavi - Danimarca, Norvegia e Finlandia - è stata presa a modello in tutti i progetti legislativi appoggiati dalle femministe nel resto d’Europa, compresa l’Italia. Infatti essa lascia alla madre il diritto e la responsabilità di decidere se può mettere al mondo un figlio oppure no, perché certo nessuno, più di colei che dovrà allevarlo e accudirlo con amore, momento per momento, può sapere se esistono le condizioni adatte per la nascita di quella nuova vita. D’altra parte, nessuno di noi ha chiesto di venire al mondo: ma nel momento in cui i genitori decidono per noi, hanno il sacrosanto dovere di amarci e provvedere a tutte le nostre necessità fisiche e psicologiche.
Un’altra battaglia vinta dalle femministe svedesi è rappresentata dalla legge sul parto indolore, che ora viene normalmente praticato. Poi c’è quella, tuttora in corso, che vuole dare a entrambi i genitori la possibilità di occuparsi dei loro bambini. Per questo si è chiesto di ridurre l’orario di lavoro a sei ore giornaliere, sia per gli uomini che per le donne, e di migliorare le strutture sociali che alleggeriscono il lavoro domestico. Intanto si è già ottenuta una prima vittoria, che avrà grandi ripercussioni sul piano del costume: quando un bambino è malato, può restare in casa ad assisterlo o la madre o il padre, a loro scelta, con i giorni di permesso retribuiti dal datore di lavoro. In questo modo non è più soltanto e sempre la donna a sostenere il peso della cura dei figli, svantaggiandosene inevitabilmente sul piano del rendimento professionale: ora quel peso può essere equamente diviso fra lei e il marito. Inoltre tutto ciò è bene anche per il bambino, che si abitua ad avere un buon rapporto con entrambi i genitori, evitando quell’eccessivo attaccamento alla madre, noto sotto il nome di “mammismo”.
C’è infine un’altra lotta ingaggiata dalle femministe scandinave, ed è quella contro la pornografia e la strumentalizzazione dell’immagine femminile ad uso commerciale. Questa continua offesa fatta alla dignità della donna viene rintuzzata anche in Francia, come abbiamo visto, da un apposito comitato che agisce soprattutto a livello teorico: invece le femministe svedesi sono passate all’azione. In una sola notte, a Stoccolma, circa ottanta donne divise in piccoli commandos ricoprirono tutti i manifesti degli spettacoli pomografici con scritte e simboli femministi. Intervenne la polizia, che procedé ad alcuni arresti e anche i “gorilla” dei club che pestarono diverse ragazze: ma i giornali dettero molto spazio all’avvenimento, la palla rimbalzò alla radio e alla televisione, e in breve tutta la Svezia s’interessò al problema, organizzando dibattiti e discussioni. Questo non vuol dire che ora la pornografia sia scomparsa, poiché tutto ciò che nasconde grosse speculazioni commerciali e provoca grandi guadagni è duro a morire; ma almeno si sa che rappresenta un’umiliazione per l’intero sesso femminile, e quindi va combattuta.

L'avventurosa storia del femminismo di Gabriella Parca
Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. - Milano - Prima edizione Collana Aperta maggio 1976
Seconda Edizione Oscar Mondadori marzo 1981
Copyright by Gabriella Parca - Terza Edizione - www.cpdonna.it 2005