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Home Spazio aperto Biblioteca Nel paese delle suffragette - Capitolo XLIV
Nel paese delle suffragette - Capitolo XLIV Stampa E-mail
Più o meno nello stesso periodo, vale a dire nel ‘67-’68, il nuovo femminismo raggiunse tutti i paesi del mondo industrializzato, suscitando qualche eco anche nel Terzo Mondo, dove la condizione delle donne non è certo migliore. In Inghilterra, i primi rumori di un Movimento di liberazione si fecero sentire appunto verso la fine del ‘67, e nel ‘68 si era già in fase organizzativa. A parlarne per prime furono le ragazze americane a Londra, che si riunivano per lottare contro la guerra nel Vietnam e per aiutare i militari che disertavano per non combattere contro i vietnamiti. Ad esse si aggiunsero le inglesi dei gruppi studenteschi o extraparlamentari, deluse anche loro dal ruolo secondario che gli era riservato dai loro compagni, e infine arrivarono in massa le organizzazioni femminili che già da tempo lottavano per la parità dei diritti, come “Open Door International” (Porta aperta internazionale) e “Mothers in Action” (letteralmente Madri in azione).
Alla fine del ‘69, quasi tutte le città avevano dei gruppi di liberazione della donna, e quelle più grandi, in particolare Londra, avevano varie organizzazioni differenziate tra loro e molto attive. Alla base vi era sempre il “piccolo gruppo”, a volte composto anche da una ventina di donne, ma che permetteva comunque di parlare della propria esperienza confrontandola con quella delle altre. E questo era non soltanto il modo più spontaneo per le militanti di riunirsi, trovando un interesse concreto nelle cose da dirsi, ma anche il più adatto per arrivare a quella famosa presa di coscienza che segna il passaggio dal “privato” al “sociale”. Infatti, le donne che entravano nel movimento si rendevano conto che i loro problemi non erano soltanto fatti personali, da risolvere privatamente con il marito o il datore di lavoro, ma riguardavano l’intera condizione femminile: quindi era necessario lottare tutte insieme, e capire prima di tutto cosa c’era all’origine di quella situazione.
Da ciò la necessità di fare delle analisi di carattere storico-politico, che però non potevano essere svolte per tutte da un unico gruppo di “addette ai lavori”. Infatti, l’appello lanciato da alcune militanti per formare un piccolo gruppo di studio, dette luogo nel marzo del ‘70 a un grande convegno a cui parteciparono 600 donne, e da cui uscirono le grandi linee dell’attuale organizzazione del movimento inglese.
Si creò un Comitato nazionale di coordinamento (N.C.C.), composto da due rappresentanti per ogni gruppo, con il compito di coordinare le azioni in tutto il paese. Tra le più riuscite fu quella che si svolse dal 6 all’8 marzo del ‘71, denunciando lo sfruttamento commerciale della Giornata della donna e riscoprendone l’antico significato. Inoltre l’N.C.C. fu incaricato di organizzare tre o quattro convegni regionali l’anno, e lo fece sempre con molto successo.
A questo punto è interessante notare come hanno reagito la grande stampa e gli altri mezzi di comunicazione di massa, radio e televisione, che tanta influenza hanno sull’opinione pubblica. Visto che l’arma dell’ironia non serviva più, hanno cercato di mettere di fronte le rappresentanti del movimento femminista e alcune accese antifemministe. Probabilmente si aspettavano una specie di battaglia tra galli, di quelle che si vedono nei paesi sudamericani: invece, questa tattica è fallita, perché le spettatrici non sono state al gioco e hanno protestato indignate. Allora si è cercato di puntare sulle divisioni ideologiche dei gruppi, in modo da disorientare l’opinione pubblica femminile che si era mostrata così compatta. Ma con abile mossa è intervenuto 1’N.C.C., che ha chiesto ai vari gruppi di definire la propria posizione anche nelle interviste o nelle trasmissioni radio-televisive, ma di non parlare mai della posizione degli altri gruppi: così si sono evitate le “guerre civili” nel movimento, lasciando a bocca asciutta gli avversari. Per le polemiche interne c’è invece tutto lo spazio possibile, anche se rivelano atteggiamenti molto critici, che spesso portano alla proliferazione dei gruppi.
Politicamente il movimento inglese abbraccia l’intero arco di forze, dal liberalismo radicale fino al socialismo rivoluzionario e all’ideologia anarchica. Ma aperto verso tutte le opzioni femminili, perché tiene conto dei reali problemi che l’essere donna comporta anche nel paese a più antica democrazia.

L'avventurosa storia del femminismo di Gabriella Parca
Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. - Milano - Prima edizione Collana Aperta maggio 1976
Seconda Edizione Oscar Mondadori marzo 1981
Copyright by Gabriella Parca - Terza Edizione - www.cpdonna.it 2005