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Home Spazio aperto Biblioteca La strategia di Miss Anthony - Capitolo V
La strategia di Miss Anthony - Capitolo V Stampa E-mail
Nel 1850 si tenne a Worcester il I Congresso nazionale per i diritti femminili, e da allora si ripeté ogni anno fino al 1860, mentre altre riunioni si organizzavano in molte città. Sembrava che le donne avessero scoperto finalmente la necessità di incontrarsi per discutere pubblicamente, chiarirsi le idee e fare dei programmi. Nel registrare questo fenomeno, del tutto nuovo per quei tempi, i giornali scrissero che le donne non sapevano far altro che parlare, ma poi a poco a poco il loro atteggiamento cambiò, anche se non divenne mai molto tenero. Esse ebbero dalla loro parte solo la stampa abolizionista e quella femminile, che era generalmente redatta da donne, come lo Woman's Advocate che apparteneva a un gruppo femminista e rifiutava qualsiasi collaborazione maschile.
Intanto le masse femminili cominciavano a lavorare nella grande industria americana, e ne diventavano uno dei pilastri. Nello stesso anno in cui si svolse il Congresso di Wor cester, un censimento rivelava che su un milione di lavoratori, circa un quarto erano donne. I tempi erano quindi maturi per la diffusione delle nuove idee, che rivendicavano parità di diritti. Ma non tutte le aderenti al movimento si rendevano conto dell'importanza che aveva la conquista del voto, come l'aveva invece vista fin dall'inizio Elizabeth Stanton. Esse avanzavano tutta una serie di richieste che andavano dal controllo della proprietà e dei guadagni, alla tutela dei figli e a una diversa educazione per la donna. Ma come arrivarci se non si poteva votare?
Alla fine si decise di seguire l'esempio degli abolizionisti negri: raccogliere le firme per una petizione, in cui si chiedevano precise riforme. In realtà si trattava di una vera proposta di legge, centrata su tre punti: che le donne potessero avere il controllo dei propri guadagni, che venisse loro affittata la tutela dei figli in caso di divorzio, che fosse loro concesso il voto.
Nell'inverno del 1854, in dieci settimane furono raccolte seimila firme, con un metodo che rivelò un vero genio dell'organizzazione in Miss Anthony, una delle fondatrici del movimento. Essa scelse 60 donne, una per ogni contea dello Stato di New York, e le nominò "capitane". Poi ognuna cominciò a viaggiare in lungo e in largo per il suo territorio, facendo collette per pagarsi le spese, promuovendo riunioni e raccogliendo firme a più non posso. Nel frattempo Miss Anthony organizzava un congresso ad Albany, dove i legislatori erano radunati in sessione. Con un tempismo che farebbe invidia a tanti uomini politici del nostro tempo, essa fece arrivare la petizione, portata da una staffetta, proprio nel momento decisivo del congresso, e ottenne che la signora Stanton potesse presentarla ai rappresentanti delle due Camere con uno dei suoi celebri discorsi.
"È già molto che le leggi permettano alle donne di vivere e respirare" cominciò l'oratrice nel silenzio incuriosito dell'aula. "Noi invece vi domandiamo il pieno riconoscimenio dei nostri diritti di cittadini."
Naturalmente le richieste non furono accolte, ma la petizione suscitò molti incoraggiamenti e simpatie. Occorreva un maggior numero di firme, e Miss Anthony decise di ottenerlo. Infatti nel 1860 la signora Stanton fu ricevuta nuovamente, ad Albany, dalla sessione riunita delle due Camere, e questa volta parlò dal banco degli oratori. La proposta divenne legge per lo Stato di New York, ma solo parzialmente, perché il voto non fu concesso. Tuttavia fu riconosciuto alle donne il diritto di proprietà sui beni e sui guadagni, quello di intentare causa e di ereditare dal marito, come l'uomo poteva ereditare dalla moglie. Piccole conquiste, forse, in confronto alle richieste, e tuttavia importanti perché rappresentavano il primo passo verso una "parità", che ancora oggi non è stata raggiunta.

L'avventurosa storia del femminismo di Gabriella Parca
Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. - Milano - Prima edizione Collana Aperta maggio 1976
Seconda Edizione Oscar Mondadori marzo 1981
Copyright by Gabriella Parca - Terza Edizione - www.cpdonna.it 2005