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Home Spazio aperto Biblioteca a novità delle comuni - Capitolo XLVII
a novità delle comuni - Capitolo XLVII Stampa E-mail
Molte femministe scandinave, in Svezia come in Danimarca o Norvegia, vivono nelle “comuni”. Sono gruppi di otto o dieci persone che abitano insieme, come una famiglia in cui i legami del sangue sono sostituiti da quelli dell’amicizia. A volte sono composti di sole donne, altre anche di uomini e bambini; ci sono molte coppie giovani, ma anche gente dai capelli grigi che è rimasta giovane nello spirito. In genere le “comuni” sono situate in villette alla periferia della città, o nella campagna ben collegata con i centri urbani, perché chi ne fa parte o lavora o studia. La cosa più interessante e nuova, rispetto all’organizzazione familiare, è che ognuno si alterna nel ruolo di “casalingo”, indipendentemente dal sesso e dall’età (fatta eccezione per i bambini, che si limitano a “dare una mano”). Infatti due persone alla volta, facendo turni di una settimana, si occupano del ménage, preparando i pasti e facendo le pulizie dei locali in comune, mentre ognuno deve tenere in ordine la sua stanza. In questo modo, uomini, donne e ragazzi partecipano nella stessa misura alla vita comunitaria, mentre nessuno pesa sugli altri più di quanto gli altri non pesino su di lui. Ed è il solo modo, in pratica, per attuare “l’interscambio dei ruoli”, ossia per evitare che vi sia qualcuno - o più spesso qualcuna - relegato nel ruolo domestico, mentre gli altri si dedicano a lavori più soddisfacenti.
Proprio per questo, le “comuni” si ritrovano all’ombra del femminismo in quasi tutti i paesi. In Belgio, precisamente a Liegi, ce n’è una molto importante, che pubblica il bollettino XY,Z, dove si rivendicano i diritti delle varie minoranze oppresse e si sostiene l’obiezione di coscienza. L’Olanda ne ha diverse ad Amsterdam, la città in cui affluiscono giovani da tutta Europa, attratti non solo dalla sua bellezza che l’ha fatta definire la Venezia del Nord, ma anche dalla sua “permissività”. Comunque le femministe olandesi hanno molto scandalizzato i benpensanti, con il loro atteggiamento provocatorio nei riguardi dell’altro sesso: ad esempio, fischiavano al passaggio dei bei ragazzi, davano dei pizzicotti sulle natiche maschili quando le avevano a portata di mano in tram o al caffè, attaccavano dei nastri rosa negli orinatoi. Naturalmente lo facevano per polemizzare contro quel comportamento che si considera “normale” quando è usato verso le donne, rendendo agli uomini pan per focaccia.
Questa battaglia sul filo del sarcasmo e dell’ironia fu condotta alla fine degli anni sessanta da uno dei due grandi movimenti di liberazione femminile, le “Dolle Minas”, mentre l’altro, l’MVM (Uomini e donne nella società) si dedicò alle lotte più tradizionali: vale a dire quelle per ottenere riforme, prima fra tutte la depenalizzazione dell’aborto; per creare degli asili che non siano soltanto dei parcheggi per bambini, e in generale per assicurare una maggiore giustizia nella società.

L'avventurosa storia del femminismo di Gabriella Parca
Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. - Milano - Prima edizione Collana Aperta maggio 1976
Seconda Edizione Oscar Mondadori marzo 1981
Copyright by Gabriella Parca - Terza Edizione - www.cpdonna.it 2005