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  Home arrow Pubblicazioni arrow Femminismo arrow L'origine dell'imparità - Capitolo II
 
L'origine dell'imparità - Capitolo II | Stampa |
Non mancano le teorie per spiegare come ha avuto origine l'mparità fra i sessi. La più valida sembra però quella di carattere antropologico-culturale, che l'attribuisce alla tradizionale divisione dei ruoli, secondo cui la donna deve stare in casa a occuparsi della famiglia, mentre l'uomo deve provvedere ad essa con il suo lavoro.
Presso le popolazioni primitive i due ruoli avevano uguale valore, anzi, con tutta probabilità, quello femminile era considerato più importante, perché attraverso la maternità era strettamente legato alla conservazione della specie. Infatti le società primitive che si sono conosciute e studiate erano matrilineari, ossia la discendenza era calcolata in base alla madre, che dei due genitori era la sola certa.

Ma proprio la maternità, ripetendosi frequentemente durante tutto l'arco della vita fertile della donna, la teneva ancorata alla casa e alla prole, mentre l'uomo doveva allontanarsi in cerca di cibo. Più tardi, organizzandosi in comunità sempre più complesse, egli cominciò a solcare i mari, a dedicarsi al commercio e alle arti, a interessarsi di scienza e filosofia, a decidere di pace e di guerra. Così il suo ruolo divenne preponderante, mentre la donna, fortemente condizionata dal suo ruolo biologico, rimase tagliata fuori dalla grande avventura dell'uomo, che fu soprattutto la grande avventura del sesso maschile.
Infatti, emarginata dalla vita sociale, la donna divenne la "regina della casa": ma una regina per modo di dire perché le leggi, fatte dagli uomini, stabilivano che il capo famiglia era l'uomo, e a lui quindi spettava il diritto di prendere ogni decisione.
Nel frattempo egli aveva creato una società a sua immagine e somiglianza, o meglio secondo l'immagine deformata che il suo ruolo gli rimandava di lui: una società basata sull'aggressività e la competizone, spesso dominata
dalla legge del più forte e dalla violenza. Vi mancavano invece quasi del tutto i valori sviluppati dal ruolo femminile: la duttilità e la dolcezza, la fantasia e il sentimento. Così mutilata, perché priva del contributo di oltre meti della popolazione, la società patriarcale crebbe attraverso i secoli e i millenni, sviluppando al massimo certi suoi aspetti e trascurandone altri: fino ad arrivare al punto in cui siamo oggi, in cui è stato raggiunto un altissimo livello tecnologico, che però non aiuta l'umanità a vivere meglio, anzi rischia di provocarne la distruzione.
Le donne, purtroppo, hanno dovuto assistere da spettatrici agli avvenimenti della Storia, pur restandone continuamente coinvolte e pagandone le conseguenze. Tuttavia, con la rivoluzione industriale che si è verificata nell' '800, si è avuto bisogno di loro: molte sono andate a lavorare nelle fabbriche e negli uffici, cominciando così a partecipare a quel ruolo sociale che prima era riservato soltanto agli uomini. Ma non avendo diritto al voto, non potevano influire in alcun modo sulle decisioni che riguardano la collettività, private come erano del più elementare strumento che la democrazia fornisce al cittadino per esprimere la sua opinione. Per questo, la prima grande battaglia condotta dalle donne per uscire dalla loro condizione di inferiorità, è stata quella per il voto.

L'avventurosa storia del femminismo di Gabriella Parca
Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. - Milano - Prima edizione Collana Aperta maggio 1976
Seconda Edizione Oscar Mondadori marzo 1981
Copyright by Gabriella Parca - Terza Edizione - www.cpdonna.it 2005
 
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