Home
Associazione
Servizi
Segreteria
Pubblicazioni
Rubriche
Notizie
Poesie
Spazio Aperto
Contattaci
Links





Password dimenticata?
Nessun account? Registrati

kairos.jpg

Annuncio Pubblicitario
 
  Home arrow Pubblicazioni arrow Femminismo arrow L’imparità dei sessi - Capitolo I
 
L’imparità dei sessi - Capitolo I | Stampa |
Il mondo in cui viviamo è ancora oggi, all’inizio del terzo millennio, un modo dominato dal sesso maschile. Uomini sono – nella stragrande maggioranza – i politici e gli industriali, i preti e i sindacalisti, i gli alti funzionari dello stato e i direttori dei giornali, i ministri e i generali, gli ambasciatori e…Ma perché continuare? Con una sola frase si può dire che il “potere” è in mani maschili, anche se evidentemente non tutti gli uomini hanno in mano il potere.


Dunque, quei pochi o molti che decidono anche per gli altri, sono sempre uomini,sebbene oltre il cinquanta per cento della popolazione sia composta da donne. Le quali spesso lavorano più degli uomini, perché oltre occuparsi della casa, del marito e dei figli, o dei genitori anziani, in moltissimi casi svolgono anche un’attività extradomestica. Però il loro lavoro è considerato meno importante, perché quello che svolgono in casa non è pagato, quindi non produce ricchezza, e l’altro spesso non è molto qualificato, quindi si arresta ai primi gradini della scala sociale. Ad esempio, nell’insegnamento sono donne la stragrande maggioranza dei maestri elementari, ma assai oiche le docenti universitarie. Nell’industria c’è un vero esercito di segretarie, ma rappresentano piuttosto un’eccezione le dirigenti, le cosiddette “manager”, definite non a caso con un termine maschile. Un discorso un po’ diverso si può fare per le libere professioni, dove la percentuale femminile è aumentata notevolmente negli ultimi anni: ma bisogna tener presente che oggi le ragazze che si laureano sono più numerose dei maschi. Resta invece bloccato il campo della politica, dove senatrici e deputate non hanno mai superato il dieci per cento degli eletti, e le donne ministro sono una vistosa rarità.
Questo vuol dire che le donne sono meo intelligenti e meno capaci degli uomini? No.Lo dimostra il fatto che quelle poche che riescono ad affermarsi, danno dei punti ai lpro colleghi di sesso maschile. Ma la loro affermazione incontra maggiori difficoltà, perché la nostra è ancora una società fatta dagli uomini e per gli uomini.
I primi ostacoli nascono dall’educazione, che spinge le bambine a reprimere il loro spirito d’iniziativa mentre lo incoraggia nei maschietti, e le indirizza verso il ruolo di moglie e di madre, simboleggiato da bambole e cucinine. Questo ruolo viene ribadito mao mano che si cresce e il divario educativo si accentua nell’adolescenza, quando vengono usati palesemente due pesi e due misure tra quel che “può” e “deve” fare un ragazzo, o viceversa una ragazza. La quale, almeno in alcune regioni d’Italia, è sottoposta a volte ad un regime di vigilanza speciale che limita la sua libertà e le sue ambizioni.
Il traguardo matrimoniale è considerato ancora oggi il più importante per una donna.Ad esso va sacrificato qualsiasi altro interesse, perché dopo il matrimonio, si sa, vengono i figli, e allora è ancora più difficile sottrarsi ai doveri che quel fatale “si” comporta. Questo è il suo destino, e chi vuol tradirlo si accomodi, ma poi dovrà pagare con la solitudine.Perché è quasi inconcepibile un matrimonio diverso, in cui la vita di coppia sia compatibile con un lavoro che richieda molta disponibilità di tempo e di energie da parte della donna, e quindi una notevole collaborazione da parte maschile agli impegni famigliari.
L’uomo è invece proteso verso un traguardo professionale, che è prioritario per lui, esattamente come quello matrimoniale lo è per la donna. E non lo sente affatto in contrasto con il suo ruolo di marito e di padre. Anzi, ogni successo sul piano sociale lo considera vantaggioso anche per la moglie e i figli. Se a volte sente di trascurare questi ultimi, perché i suoi impegni lo trattengono a lungo fuori casa, subito si rassicura pensando:”Tanto c’è mia moglie che si occupa di loro!”
In questo modo l’uomo può dedicarsi tranquillamente al suo lavoro, avendo alle spalle una donna, mentre questa non può fare altrettanto. Inoltre, grazie al suo ruolo, lei si abitua a sviluppare una grande capacità di adattamento, invece che a lottare; a cercare di piacere, invece di far valere le sue ragioni; infine a non esprimere le sue opinioni, dando così l’impressione di non averne. Ed ecco che si crea il pre-giudizio della “naturale inferiorità” della donna, e tutti, a cominciare da lei, si convincono che sia meno intelligente e meno capace dell’uomo.

L'avventurosa storia del femminismo di Gabriella Parca
Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. - Milano - Prima edizione Collana Aperta maggio 1976
Seconda Edizione Oscar Mondadori marzo 1981
Copyright by Gabriella Parca - Terza Edizione - www.cpdonna.it 2005
 
< Prec.   Pros. >
   
   
 
© 2019 Centro Progetti Donna
Joomla! un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.