Home
Associazione
Servizi
Segreteria
Pubblicazioni
Rubriche
Notizie
Poesie
Spazio Aperto
Contattaci
Links





Password dimenticata?
Nessun account? Registrati

kairos.jpg

Annuncio Pubblicitario
 
  Home arrow Rubriche arrow Legale arrow Pensioni: l'esperto risponde
 
Pensioni: l'esperto risponde | Stampa |
Le nostre lettrici ci hanno posto queste domande che giriamo a Stefano Angelucci (esperto Inps) che così risponde sulla previdenza complementare:
Come si configura, in Italia, la previdenza complementare?
In Italia la previdenza complementare non è obbligatoria ma si basa sulla adesione volontaria dei lavoratori (è noto che in Europa, in Paesi in come la Danimarca, Olanda, Svizzera e Spagna, la previdenza complementare è obbligatoria).
Secondo la legge di riforma, la previdenza complementare si basa sul principio della “capitalizzazione”: cioè parte dei soldi che il lavoratore guadagna viene investita sul mercato e costituisce il capitale della pensione.
Lo Stato, con logica liberale, stabilisce le regole dell’investimento, ma il successo della “tua” previdenza (cioè l’ammontare di quello che sarà la “tua” pensione) è dato dal comportamento dell’investimento sui mercati finanziari.
La legge stabilisce che i fondi pensioni dei lavoratori dipendenti si articolino nel così detto sistema “a contribuzione definita”, cioè viene stabilito fin da principio quello che il lavoratore investe nel fondo e che darà una percentuale di rendimento: cioè è fissato il suo contributo ed è quello che si capitalizza. Altrimenti, con il sistema a “prestazione definita”, il lavoratore dovrebbe mettere in gioco una logica diversa e assai più rischiosa se dovesse adeguare man mano, secondo l’andamento del mercato, il suo contributo al fondo pensione, con il pericolo di non poter disporre del salario).

Come sono garantiti questi investimenti nella previdenza complementare?

Una volta stabilite le regole di investimento nel fondo, il rendimento è dato dall’andamento dei mercati finanziari: quindi niente è garantito.
Nel momento del raggiungimento da parte del lavoratore dei requisiti per la pensione (= raggiungimento del requisito previdenziale) la legge dice che il montante dei contributi versati viene aumentato (o diminuito) dai rendimenti frutto degli investimenti finanziari; alla fine, viene definito l’ammontare del capitale accumulato.
Il “fondo” deve stipulare una convenzione con una compagnia di assicurazione per la gestione dell’investimento ed erogare le rendite (unit-linked) chiamate nel gergo tecnico rendita immediata a premio unico.
Il meccanismo di rendita segue le regole di mercato.
Il ruolo del “fondo” finisce nel momento in cui il lavoratore raggiunge i requisiti per ottenere la pensione. Sarà poi la Compagnia assicurativa, con la quale il fondo ha stipulato una convenzione, a stabilire con calcoli attuariali quale sarà la rendita che viene devoluta come pensione in funzione del capitale accumulato.
Ma questi calcoli hanno come presupposto le aspettative di vita, che sono più lunghe per le donne.
In effetti per le donne, secondo i coefficienti attuariali (che sono differenziati tra uomini e donne secondo le aspettative di vita), la pensione sarà più ridotta rispetto agli uomini, perché le donne vanno in pensione prima e vivono più a lungo. Occorrerebbe una legge dello Stato che imponga un calcolo di rendita-pensione con coefficienti attuariali che si basano sulle tavole di mortalità uguali per uomini e donne.

Insomma, quali sono i principi che presiedono la devoluzione delle pensioni integrative?
Sono quelli delle forme normali delle rendite assicurative.
E’ FONDAMENTALE CHARIRE: la legge non definisce la scelta del fondo (fondo chiuso, di categoria, negoziale, fondo aperto, ecc), che spetta al lavoratore, ma stabilisce a priori l’adesione a un fondo. Il fondo deve stipulare un accordo con una Compagnia di assicurazione che preveda la possibilità di erogare diversi tipi di rendita

1 - rendita unica immediata
2 - rendita mista (es. certa per 10 anni, e poi vitalizia: si tratta, comunque è una rendita individuale cioè che viene scelta dallo stesso lavoratore e gli da la cartezza di ricevere (lui o i suoi eredi) una quota di rendita certa per 10 anni)
3 - rendita reversibile, e cioè che passerà ai famigliari stretti (coniuge, figli minori o incapaci) in caso di morte del lavoratore.
 
< Prec.   Pros. >
   
   
 
© 2014 Centro Progetti Donna
Joomla! un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.